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VERONICA LARIO PARLA DI SILVIO BERLUSCONI: “MIO MARITO FREQUENTA MINORENNI; MIO MARITO NON STA BENE”. E LA RAGAZZA DI CASORIA, NOEMI, SI CONFESSA: “HO DATO IL MIO PRIMO VERO BACIO AL MIO FIDANZATO DOMENICO E SPERO CHE CON LUI SUCCEDA LA FATIDICA PRIMA VOLTA”. FORZA ITALIA CHE L’E’ DURA…

 

PUNTOFERMO

http://puntofermo.livejournal.com/

APPUNTI DEL 17 MAGGIO 2009

scritti dall’altra parte, controcorrente, con una autonomia di pensiero, contro le lobby, contro i clan, contro i carrieristi-professionisti della politica, contro le nomenklature, contro i dogmi, contro le logge, una attualità senza commenti. Questo spazio si divide in due parti.  La prima è dedicata a Fermo (Marche) dove opera un gruppo di fermani che vogliono tenere alto il nome del loro paese.  La seconda è dedicata a questioni italiane, generali: dalla storia alla cronaca sociale, dalla cultura all’economia.

 

 

PARTE PRIMA

 

CONTROSPAZIO

 

1957: UN DOCUMENTO DEL PCI ASCOLANO SULL’ENTE REGIONE E LA PROVINCIA FERMANA. E C’ERA ANCHE L’IMPEGNO PER COSTITUIRE LA FEDERAZIONE COMUNISTA FERMANA.

© Ecco un documento del Pci - del 18 aprile 1957 - collegato direttamente alla storia dei tanti movimenti organizzati per costituire la provincia di Fermo. In questo caso si tratta di una mozione approvata dal Comitato Federale del PCI della provincia di Ascoli Piceno:

“II Comitato Federale del P.C.I. della Provincia di Ascoli Piceno riunito il giorno 18/4/57 Considerato che a nove anni di distanza dall'entrata in vigore della Costituzione Repubblicana non sono state ancora attuate le norme relative alla istituzione dell'Ente Regione, alle autonomie locali ed al decentramento autarchico; Visto che larghe agitazioni autonomistiche vanno sviluppandosi in ogni parte d'Italia, per la creazione di nuove provincie e per l'Ente Regione; che anche nella nostra provincia, nella zona del fermano, vivaci fermenti di tale natura si sono già apertamente manifestati fra le popolazioni; convinti che la rivendicazione della costituzione della provincia di Fermo non sia, in generale, risvolta all'appagamento di interessi campanilistici e di ristretti gruppi, ma frutto della consapevolezza che la lotta per la provincia,strettamente connessa con la lotta per la regione acquista significato di azione di rinnovamento politico, economico e sociale e può dare alla vita italiana un elemento fondamentale di una strutturazione veramente democratica e tale da consentire un autogoverno-locale effettivo che possa, in piena aderenza con la storia e le caratteristiche delle varie parti del nostro Paese, affrontare e risolvere positivamente le esigenze popolari di progresso civile ed economico; Vista la mozione conclusiva del Congresso Provinciale del P.C.I. circa l'Ente Regione, le autonomie locali, il decentramento e la Provincia di Fermo, decide di sviluppare ,anche d'accordo con tutte le forze politiche ed economiche interessate, tutte quelle iniziative che consentono la rapida e favorevole attuazione di quanto suesposto;

Ritiene che in linea di massima la delimitazione della Provincia di Fermo possa essere costituita: a Nord dai confini con la provincia di Macerata (chiarendo anche ad alcuni Comuni dell'alto oltre Tenna il maggior vantaggio che avrebbero aderendo a Fermo anziché a Macerata) e a Sud dal fiume Aso fino a Smerillo, salvo eventuali modificazioni da effettuare in base ad esigenze economiche ed alle aspirazioni delle popolazioni confinanti col fiume stesso.

Impegna le sezioni comuniste dell*Oltre Aso a lottare decisamente per la Provincia di Fermo e per l'Ente Regione;

e impegna le sezioni comuniste dell'ascolano a battersi (partendo dal convincimento della giustezza delle rivendicazioni autonomistiche per la provincia e per l'Ente Regione delle popolazioni del fermano ) per ottenere l'Ente Regione, le autonomie locali e il decentramento autarchico;

Da mandato a tutti i comunisti della provincia di opporsi decisamente ad ogni forma di sciovinismo campanilistico dovunque esso si manifesti e nei confronti di chiunque lo manifesti, convinto che ciò rappresenterebbe un gravissimo elemento di treno e di ritardo alle giuste aspirazioni di attuazione della Costituzione di tutte le popolazioni;

decide di costituire la Zona di Partito di Fermo che partendo da Pedaso e risalendo il fiume Aso arrivi fino a Smerillo da una parte, e fino ai confini di Macerata dall’altra parte, come primo passo per la costituzione della Federazione Comunista Fermana”.

(in rete su http://puntofermo.livejournal.com/ 17 maggio 2009)

 

 

1975, QUANDO ALLA CAMERA DEI DEPUTATI SI PARLAVA DEL MISSINO GRILLI…

© C’era un volta Grilli Antonio deputato missino di Ascoli. La sua vicenda arrivò un bel giorno nelle aule della Camera con una domanda di autorizzazione a procedere in giudizio. Ecco i documenti dell’affaire:

“All'onorevole Presidente della Camera dei Deputati, Roma.

Ascoli Piceno, 17 novembre 1975. II 10 aprile 1975 Orlini Antonio, sindaco di Ascoli Piceno, sporgeva querela nei confronti dell'autore o degli autori dello scritto affisso nella bacheca del MSI-destra nazionale il  cui tenore riteneva diffamatorio. La squadra di polizia giudiziaria dei

carabinieri di Ascoli Piceno, incaricata della identificazione dell'autore o degli autori, riferiva che non esisteva un responsabile diretto della bacheca del MSI destra nazionale, ma che  responsabile, sia pure indiretto, era l'onorevole Grilli Antonio, nella sua qualità di Segretario provinciale del MSI-destra nazionale. In data 31 ottobre 1975 veniva inviata comunicazione giudiziaria. L'onorevole Grilli nessuna dichiarazione ha ritenuto fare in merito al fatto addebitato. Allo stato non è necessario svolgere alcuna attività istruttoria al fine di accertare i fatti esposti nella querela, posto che agli atti vi è la prova che il giornale è stato affisso nella bacheca del MSI-destra nazionale e che l'onorevole Grilli, all'epoca, era il segretario provinciale del partito. Non sussistono i presupposti perché possa essere emessa sentenza di proscioglimento, per cui è indispensabile che l'istruttoria prosegua, istruttoria che potrebbe concludersi anche con un rinvio a giudizio. Sulla scorta di tali considerazioni, si chiede l'autorizzazione a procedere nei confronti dell'onorevole Grilli Antonio, siccome indiziato del delitto di diffamazione. Il Pretore Dott. NICOLA MARIANI”.

Successivamente partiva dal ministro di Grazia e Giustizia Oronzo Reale questa lettera al Presidente della Camera dei Deputati:

“Roma, 4 dicembre 1975. II Pretore  di Ascoli Piceno mi ha inviato l'allegata richiesta di autorizzazione a procedere nei confronti dell'onorevole Grilli Antonio, per l'inoltro. Provvedo, pertanto, a trasmettere tale richiesta con gli atti del procedimento (fascicolo n. 846/75 della Pretura di Ascoli Piceno). Il ministro, Reale”.

Quindi, il 15 gennaio 1976 alla Giunta per le Autorizzazioni a procedere il relatore Padula così interveniva:

“ONOREVOLI COLLEGHI ! — In data 10 dicembre 1975 perveniva alla Presidenza della Camera, tramite il ministro di grazia e giustizia, la prescritta domanda di autorizzazione a procedere nei confronti del deputato Antonio Grilli per il reato di diffamazione.                              
Tale richiesta del Pretore di Ascoli Piceno trae origine da una querela sporta il 10 aprile 1975 dal signor Antonio Orlini, sindaco di Ascoli Piceno, nei confronti dell'autore dello scritto dal titolo « Le gloriose imprese del sindaco Orlini » affisso nella bacheca del MSI-Destra nazionale, il cui contenuto il querelante riteneva diffamatorio.  
 La squadra di polizia giudiziaria dei carabinieri di Ascoli Piceno, incaricata della identificazione dell'autore o degli autori, riferiva che non esisteva un responsabile diretto della bacheca del MSI-destra nazionale, ma che responsabile, sia pure indiretto era l'onorevole Grilli Antonio, nella sua qualità di segretario provinciale del

MSI-Destra nazionale.

 La Giunta delle autorizzazioni a procedere in giudizio ha esaminato nella seduta del 14 gennaio Ì976 la richiesta avanzata nei confronti del deputato .Grilli deliberando all'unanimità, di proporre all’ Assemblea la non concessione dell'autorizzazione a procedere avendo ritenuto che, malgrado la gravita di talune delle affermazioni contenute nello scritto in questione, l’episodio sia riconducibile, alla luce della costante giurisprudenza della Giunta in materia all'ambito strettamente politico dell’ attività parlamentare. PADULA, Relatore”.

(in rete su http://puntofermo.livejournal.com/ 17 maggio 2009)

 

 

11 MARZO 1944, UN TRISTE GIORNO PER ACQUASANTA…

© Era l’11 marzo del 1944.  Ed era il giorno che si   chiuse con una cinquantina di   morti sulla neve. La resistenza ai fascisti e ai tedeschi, dal Bosco Martese e   dal Teramano, si era trasferita   nell'Acquasantano ed il quartier generale di quella che era la « Banda Bianco » era divenuta la frazione di Umito nei   pressi di Pozza. In queste località montane la popolazione locale comprendente in gran parte pastori e agricoltori, accolse e nascose decine di evasi soprattutto iugoslavi e greci e partecipò alla resistenza attiva. Tutto il movimento clandestino che oltre all'opera dei locali si avvalse del contributo di ex-ufficiali, di sacerdoti di evasi di diverse nazioni ebbe inizio sulle montagne acquasantane nel settembre del 1943 e culminò nella strage dell’ 11 marzo.

Nella mattinata di questo giorno tre gruppi di nazi-fascisti comprendenti fascisti dello stesso comune, accerchiarono la zona che abbraccia le frazioni di Pozza, Umito e Pito, sorpresero nel sonno i locali e siccome alcuni evasi e partigiani opposero resistenza con le armi, si giunse ad una vera e propria battaglia al termine della quale si ebbero tra partigiani e tedeschi oltre cinquanta vittime. Nel paese di Umito morì una bambina in seguito al crollo di una abitazione incendiata mentre la madre stava portando i figli fuori uno per volta. Tali fatti costituiscono uno degli avvenimenti salienti della  Resistenza del Centro-Sud ed hanno avuto il crisma dell'ufficialità in occasione della cerimonia organizzata nel 1966 dal Comitato Acquasantano per la Resistenza. In tale occasione, alla presenza di parlamentari di vari partiti,  del Console di Jugoslavia e di tutte le autorità Provinciali, fu scoperta una lapide alla memoria dei caduti nella trazione di Pozza.       

(in rete su http://puntofermo.livejournal.com/ 17  maggio 2009)

 

 

DOMANDE

© E’ vero che partirà dalla nuova e cosiddetta provincia di Fermo la “Riforma Brunetta” per eliminare i fannulloni dalla burocrazia statale?  

 (in rete su http://puntofermo.livejournal.com/ 17 maggio 2009)

 

 

LAPIDI

AL RESTO… CI PENSA PAPI

© Al Corriere del Mezzogiorno, il 28 aprile 2009 la signorina Noemi, amica del premier (che chiama Papi), consegna dettagli chiave. «Berlusconi, papi mi ha allevata (...) E' un amico di famiglia. Dei miei genitori (...) non mi ha fatto mai mancare le sue attenzioni. Un anno <per il mio compleanno, ricordo, mi ha regalato un diamantino. Un' altra volta, una collanina. Insomma, ogni volta mi riempie di attenzioni. (...) Lo adoro. Gli faccio compagnia. Lui mi chiama, mi dice che ha qualche momento libero e io lo raggiungo. Resto ad ascoltarlo. Ed è questo che desidera da me. Poi, cantiamo assieme. (...) Quando vado da lui ha sempre la scrivania sommersa dalle carte. Dice che vorrebbe mettersi su una barca e dedicarsi alla lettura. Talvolta è deluso dal fatto che viene giudicato male, gli spiego che chi lo giudica male non guarda al di là del proprio naso. Nessuno può immaginare quanto papi sia sensibile. Pensi che gli sono stata vicinissima quando è morta, di recente, la sorella Maria Antonietta. Gli dicevo che soltanto io potevo capire il suo dolore. (...) Da grande vorrò fare la showgirl. Mi interessa anche la politica. Sono pronta a cogliere qualunque opportunità. (...) Preferisco candidarmi alla Camera, al parlamento. Ci penserà papi Silvio».

 (in rete su http://puntofermo.livejournal.com/ 17 maggio 2009)

 

NELLA VECCHIA FATTORIA …

 © “Ai miei incontri ci vengono anche persone di centrosinistra” (Di Ruscio, di Fermo, sul “Resto del Carlino” del 16 maggio).

(in rete su http://puntofermo.livejournal.com/ 17 maggio 2009)

 

LA COORDINATRICE BATTEZZA

© “E’ tornato il sereno sul cielo del popolo della libertà fermano… Più azzurro che mai il gruppo del PDL in corsa per le elezioni provinciali, tenuto a battesimo dalla coordinatrice provinciale Franca Romagnoli”. (Dal “Carlino” del 16 maggio 2009).

(in rete su http://puntofermo.livejournal.com/ 17 maggio 2009)

 

SI SBOTTONI, SARA’ A SUO AGIO…

© “Di Ruscio è piuttosto abbottonato” (Da “Il Resto del Carlino” del 16 maggio).

(in rete su http://puntofermo.livejournal.com/ 17 maggio 2009)

 

 

PARTE SECONDA

 

IDEE & LIBRI

UNA ANTOLOGIA DI STORIA E CRITICA POLITICA

©  E’ una lettura obbligata. Perché questo libro di Franco Livori – “Il pensiero politico italiano 1893-1943” – uscito da Loescher di Torino (anno 1976) rappresenta una vera e propria antologia che raccoglie testi dotati «al massimo di forza persuasiva» e rappresentativi di «forze e situazioni significative», nel senso cioè di «espressioni condizionate e condizionanti della realtà storica considerata soprattutto nelle sue fasi di svolta parziale o totale».

Questa scelta intende dichiaratamente privilegiare non tanto i prodotti della teoria politica quanto quelle «teorie-forza», quelle «elaborazioni che costituiscono la coscienza della prassi in atto». L'arco di storia italiana racchiuso va dalla nascita del partito socialista alla crisi del fascismo, attraverso le successioni, le interne articolazione e gli esterni confronti tra le grandi «componenti rappresentative delle classi in campo», nella loro incessante dinamica: dapprima dall'antagonismo tra borghesia e movimento operaio degli anni novanta all'incontro tra il riformismo liberale giolittiano e il riformismo socialista   (identificabile come turatiano);   poi dalla crisi dei riformismi, dalla correlativa vitalizzazione delle formazioni politiche cattoliche e nazionaliste e delle tendenze irrazionalistiche della cultura politica, dallo scoppio conseguente della grande guerra, alla nuova polarizzazione dei blocchi contrapposti, alla temperie tra rivoluzione e reazione dove la forza di origine «simbiotica» del fascismo prevarrà di fronte ad un movimento operaio «irretito» e depuratosi solo tardivamente nel '21 con la scissione di Livorno; infine, dai nuovi miti politici, dalla nuova concezione dello Stato sottesa al regime fascista, dai suoi sbocchi imperialistici, dal suo rivelarsi insieme «trionfo e disfatta della classe dominante», all'elaborazione, ricca di divergenze ma anche di comuni apporti, di una nuova politica del movimento operaio e di una nuova riflessione sui temi della democrazia, dello Stato, del partito e della rivoluzione. E in questa prospettiva merito non ultimo di Livorsi è quello di inserire e mettere in rilievo, lungo il difficile e complesso dispiegarsi del filo teorico che egli dipana attraverso cinquant'anni di storia politica italiana, tutti i momenti o i nodi politici significativi della storia del movimento operaio italiano: dall'introduzione del marxismo in Italia ad opera di Antonio Labriola alla critica sindacalista del gradualismo turatiano, dal sovversivismo mussoliniano al massimalismo rivoluzionario di Serrati e al democraticismo rivoluzionario di Gobetti, dal settarismo rivoluzionario di Bordiga ai molteplici e complessi apporti di Gramsci e alle Tesi di Lione, dal socialismo liberale di Carlo Rosselli al pensiero politico di Rodolfo Morandi.

 (in rete su http://puntofermo.livejournal.com/ 17  maggio 2009)

 

 

L'ORDINE TEUTONICO

© Molti ricorderanno la celebre sequenza di un « classico » del cinema, l' «Alexander Nevski» di Eisenstein in  cui si vedono i cavalieri teutonici, chiusi nelle loro funeree armature, sprofondare nelle acque del lago Peipus, gelato, sì, ma non al punto di sopportare il peso di un orda di soldati. Questo, che nel film era accompagnato da una bellissima musica di Prokofiev, è uno dei tanti episodi rievocati da Karol Górski nel saggio « L'ordine teutonico », che ha per sottotitolo «Alle origini dello stato prussiano » (Einaudi) e che ora ci troviamo a rileggere.

Nato a Odessa, professore straordinario all'università di Torùn e poi membro del Comitato per la storia delle scienze dell’Accademia polacca, Górski è un tipico topo d'archivio; questa sua storia dell'ordine teutonico è frutto di anni ed anni di ricerche, di un accanito lavoro attorno a cronache medievali e a fonti diplomatiche, e poco concede al «racconto». Ma è la materia stessa, sono i nomi, che suonano quasi fiabeschi al lettore d'oggi (i « bali », le terre di Livonia, le divinità rutene…) a conferire colore e fascino alle pagine dello studioso. Cosi il lento crearsi, attorno alle semplici strutture di un ordine religioso, nato in Terrasanta, per le Crociate di un potente stato europeo, in lotta continua non soltanto contro i nemici della fede, ma contro tutti coloro che volevano inficiarne il potere, diventa la storia, straordinaria e segreta, di un Medioevo ancora quasi del tutto sconosciuto, una storia fitta di episodi sanguinosi di guerre diplomatiche ad altissimo livello, di falsi clamorosi che i cavalieri-monaci compivano per potere rivendicare diritti su territori o castelli contestati.

(in rete su http://puntofermo.livejournal.com/ 17  maggio 2009)

 

 

 

CLICCATE E COPIATE

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