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puntofermo

Troppa grazia per santantonio. A Tg1 e TG4 la sanzione nella misura massima prevista dalla legge (258.230 euro), in quanto recidivi, e sanzioni di 100 mila euro ciascuno a Tg2, Tg5 e Studio Aperto: lo ha deciso la commissione Servizi e Prodotti dell'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni, dopo aver analizzato la trasmissione delle interviste a lui venerdì 20 maggio. La pernacchia di Bossi, invece, è gratis.

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1918
IL PIAVE MORMORAVA CALMO E PLACIDO AL PASSAGGIO DEI PRIMI FANTI IL VENTIQUATTRO MAGGIO: L’ESERCITO MARCIAVA PER RAGGIUNGER LA FRONTIERA, PER FAR CONTRO IL NEMICO UNA BARRIERA. MUTI PASSARON QUELLA NOTTE I FANTI;
TACERE BISOGNAVA E ANDARE AVANTI.
S’UDIVA INTANTO DALLE AMATE SPONDE
SOMMESSO E LIEVE IL TRIPUDIAR DE L’ONDE:
ERA UN PASSAGGIO DOLCE E LUSINGHIERO.
IL PIAVE MORMORÒ: “NON PASSA LO STRANIERO”.

Ermete Giovanni Gaeta La canzone del Piave 1918


PUNTOFERMO

http://puntofermo.livejournal.com/

fermopunto@tiscali.it

MARTEDI  24  MAGGIO 2011

Questi appunti sono scritti dall’altra parte, controcorrente, con una autonomia di pensiero, contro le lobby, contro i clan, contro i carrieristi-professionisti della politica, contro le nomenklature, contro i dogmi, contro le logge. “Puntofermo” odia la retorica, il populismo, le messe cantate, le liturgie e le autoassoluzioni, si nutre di contemporaneità, di curiosità, di pragmatico radicalismo. E’ moderno e arcaico. In questo sito c'è posto per tutti

e per tutte le posizioni

 

OGNI DOMENICA SU PUNTOFERMO C’E la nostra rubrica DI POLITICA INTERNAZIONALE. per aggiornamenti quotidiani di politica estera cliccate: WWW.ALTRENOTIZIE.ORG

 

 

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“MA IN UNA NOTTE TRISTE SI PARLÒ DI TRADIMENTO,
E IL PIAVE UDIVA L’IRA E LO SGOMENTO.
AHI, QUANTA GENTE HA VISTO VENIR GIÙ, LASCIARE IL TETTO, PER L’ONTA CONSUMATA A CAPORETTO!
PROFUGHI OVUNQUE! DAI LONTANI MONTI
VENIVAN A GREMIR TUTTI I SUOI PONTI.
S’UDIVA ALLOR DALLE VIOLATE SPONDE
SOMMESSO E TRISTE IL MORMORIO DE L’ONDE:
COME UN SINGHIOZZO IN QUELL’AFFANNO NERO.
IL PIAVE MORMORÒ: “RITORNA LO STRANIERO”.

Ermete Giovanni Gaeta La canzone del Piave 1918

 

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note d’apertura

 

Civil servant

@ Ci siamo preoccupati per lui e abbiamo fatto bene. Perché Mauro Masi - dopo due anni di attivo impegno per dare alla Rai il meglio e il peggio  (come la battaglia contro le sacche di resistenza di Santoro) – non è restato sulla strada ad elemosinare.

Ha lasciato infatti  la Rai per la Consap che lo ha subito nominato amministratore delegato garantendogli uno stipendio non male. Per sopravvivere, come si dice…

“Quello in Rai è un lavoro difficile, uno dei più difficili in Italia. Ma è interessante e mi piace. Tutta la vita sono stato un ‘civil servant’ e continuerò a farlo”. Con queste parole in un’intervista al Foglio Masi commentava le indiscrezioni su un suo possibile addio a Viale Mazzini.

 (http://puntofermo.livejournal.com/ 24 maggio 2011. martedi fermopunto@tiscali.it)

 

 

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“E RITORNÒ IL NEMICO, PER L’ORGOGLIO E PER LA FAME VOLEA SFOGAR TUTTE LE SUE BRAME.
VEDEVA IL PIANO APRICO DI LASSÙ: VOLEVA ANCORA
SFAMARSI E TRIPUDIARE COME ALLOR…
“NO” DISSE IL PIAVE, “NO” DISSERO I FANTI,
MAI PIÙ IL NEMICO FACCIA UN PASSO AVANTI”
SI VIDE IL PIAVE RIGONFIAR LE SPONDE!
E COME I FANTI COMBATTEVAN L’ONDE.
ROSSO DEL SANGUE DEL NEMICO ALTERO,
IL PIAVE COMANDÒ: “INDIETRO VA’ STRANIERO!”

Ermete Giovanni Gaeta La canzone del Piave 1918

 

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Il grillo

 

di Claudio Fava

 

@ Ci sono solo due politici in Italia, con un passato di brillanti intrattenitori (l’uno di piazze, l’altro di croceristi) che pensano di dover esercitare il mestiere della politica in perfetta, onnipotente solitudine, senza mai incrociare le parole e la faccia con un avversario: sono Silvio Berlusconi e Beppe Grillo. Dei quali non si ricorda, negli ultimi dieci anni, un solo pubblico confronto (tv, teatro, strada) con qualcuno che non la pensi come loro.

Ci sono stati solo due politici capaci di dire, senza tema di apparire ridicoli, «io non sono né di destra né di sinistra: io sono oltre». Uno era Charles De Gaulle (e forse qualche titolo lo aveva), l’altro è Beppe Grillo: sul suo blog, due giorni fa. E siccome le parole sono cosa seria, sempre sul blog, dopo averci comunicato che il suo movimento ha preso un consigliere a Bovolone e un seggio a Sala Baganza col 9,58%, Grillo spiega che lui ai ballottaggi non si schiera, tanto Moratti o Pisapia «sono la stessa cosa».
Per Grillo, laggiù a Napoli, anche De Magistris e Lettieri sono la stessa cosa: stesso fiato pesante, stesso programma, stessa metaforica munnizza:
perché dunque sporcarsi le mani appoggiando il candidato del centrosinistra? «Di errori ne ho commessi molti e purtroppo ne commetterò altri», scriveva settimane fa Beppe Grillo, «uno dei più imbarazzanti è stato Luigi de Magistris».

Eppure me lo ricordo, Grillo, quando sbarcò a Bruxelles con De Magistris e Marco Travaglio, per regalarci una tirata contro l’Europarlamento con toni e argomenti da casalinga di Marsiglia (l’elettorato forte di Le Pen): basta con i fondi di Agenda 2000 che tanto vanno tutti alla mafia, basta con questo parlamento cimitero di elefanti, basta con questo chiacchiericcio inconcludente.
È un peccato. Non che Grillo non dia indicazioni di voto che tanto gli italiani sono stufi marci di chi li tratta come soldatini di piombo e ai ballottaggi spiega loro cosa dire, cosa fare, cosa pensare. È un peccato che Grillo si sia smarrito in questo delirio d’onnipotenza, unto anch’egli dal Signore, dalle piazze e da minime, presunte, scontate verità: tutti uguali i politici, tutti indegni, tutti vecchi.
Me lo sono sentito ripetere per trent’anni, in Sicilia, a ogni tornata elettorale quando in lista c’erano i notabili da centomila preferenze, quelli che piazzavano i famigli negli assessorati e facevano carte false per gli amici di Cosa Nostra, quelli che si mangiavano la politica e la vita degli altri senza nemmeno chiedere permesso, quelli che ti organizzavano cento varianti ai piani regolatori per i cento terreni degli amici che bisognava benedire. Quelli. E quando tu dicevi, avanti, proviamo a mandarli a casa, proviamo a riprenderci questa terra maledetta, proviamo a dire le cose che pensiamo, a trovarne uno onesto, a tenere la schiena dritta, proviamoci per una volta… ecco, ce n’erano tanti, come Grillo, che ti facevano una carezza in testa e ti spiegavano che tanto è tutta la stessa merda, la stessa pasta, lo stesso inciucio, destra e sinistra, Cuffaro e Borsellino, Pisapia e Moratti, De Magistris e Cosentino, e allora tanto vale turarsi il naso e stare dalla parte dei peggiori che almeno sono i più forti, sono furbi antichi e impuniti, e se promettono cose sfacciate poi le mantengono.

Io non lo so se Grillo pensi di essere davvero l’unico capace di buon senso. E non so nemmeno se le cose che dice su Pisapia le pensi davvero. Se fa parte dell’etica del suo movimento dare del “busone” a Vendola. Non lo so, non ancora, se questo signore c’è o ci fa. Ma ogni giorno che passa, ogni strepito suo che m’arriva, mi mette sempre più tristezza.

(http://puntofermo.livejournal.com/ 24 maggio 2011. martedi fermopunto@tiscali.it)

 

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“E INDIETREGGIÒ IL NEMICO FINO A TRIESTE, FINO A TRENTO E LA VITTORIA SCIOLSE LE ALI AL VENTO.
FU SACRO IL PATTO ANTICO: TRA LE SCHIERE FURON VISTI RISORGERE OBERDAN, SAURO E BATTISTI.
INFRANSE ALFIN L’ITALICO VALORE
LE FORCHE E L’ARMI DELL’IMPICCATORE.
SICURE L’ALPI… LIBERE LE SPONDE
E TACQUE IL PIAVE: SI PLACARON L’ONDE.
SUL PATRIO SUOL, VINTI I TORVI IMPERI,
LA PACE NON TROVÒ NE’ OPPRESSI, NE’ STRANIERI”.

Ermete Giovanni Gaeta La canzone del Piave 1918

 

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Fede e speranza

 

di Don Paolo Farinella

 

biblista, scrittore e saggista, è parroco nel centro storico di Genova in una parrocchia senza parrocchiani e senza territorio. Dal 1998 al 2003 ha vissuto a Gerusalemme "per risciacquare i panni nel Giordano" e visitare in lungo e in largo la Palestina. Qui ha vissuto per intero la seconda intifada. Ha conseguito due licenze: in Teologia Biblica e in Scienze Bibliche e Archeologia. Biblista di professione con studi specifici nelle lingue bibliche (ebraico, aramaico, greco), collabora da anni con la rivista "Missioni Consolata" di Torino. Con Gabrielli editori ha già pubblicato: "Crocifisso tra potere e grazia" (2006), "Ritorno all'antica messa" (2007), "Bibbia. Parole, segreti, misteri" (2008).

 

 

@ Scrivo a voi, donne e uomini che credete in Cristo, abitanti nelle città di Milano, di Napoli, di Cagliari e di tutti gli altri Comuni, piccoli e grandi, chiamati alle urne per il ballottaggio delle amministrative del 29-30 maggio. Scrivo a voi, preti, religiosi e religiose di professione che vivete nelle città degli uomini e siete tesi con le vostre comunità alla «Teologia del Bene Comune», cuore del vangelo incarnato nell’intimo della Storia e che noi chiamiamo un po’ pomposamente «Dottrina Sociale della Chiesa».

Vi scrivo da compagno di viaggio di Storia e di Fede che non ha pretese di rappresentanza, ma solo con la nudità della mia coscienza che sente l’urgenza del momento drammatico che il nostro Paese sta attraversando e il pericolo in cui può incorrere anche per colpa o omissione nostra. Chiamati ad essere testimoni del mistero dell’incarnazione, sarebbe grave colpa se noi fossimo per scelta «forestieri» o peggio «stranieri» nella nostra stessa Patria terrena e con la nostra complicità permettessimo che il Paese precipitasse in un degrado senza più ritorno dove l’hanno inchiodato le politiche e i governi di Berlusconi/Bossi.

Per 17 anni la maggioranza dei cattolici ha votato questi epigoni del demonio che hanno sempre realizzato il loro tornaconto individuale e di gruppo, sacrificando sull’altare del moloch dell’egoismo e del razzismo ogni idea e parvenza del «Bene Comune», tramutato in «Interesse Privato» delle Istituzioni e dello Stato fino al punto di ridurre il Parlamento a scuderia di un solo uomo. Abbiamo assistito all’indecenza ignobile di rappresentanti del Popolo italiano venduti e comprati in funzione del mero potere satanico da cui Gesù ci ha messo in guardia. In questo Parlamento sempre più somigliante ad un suq da suburra, i cattolici senza nemmeno turarsi il naso hanno firmato e approvato leggi e decreti che gridano vendetta al cospetto di Dio, tutte contrarie all’etica cristiana.

Quanto di più perverso si potesse immaginare in natura, Berlusconi e Bossi lo hanno fatto e i cattolici hanno approvato, condiviso e accettato, confondendo il fine con i mezzi, senza forse rendersi conto. Secondo la morale cattolica, però, il fine buono non giustifica mai i mezzi cattivi. In buona fede, molti cattolici li hanno votati e sostenuti perché pensavano che «un governo cattolico», decisamente schierato in difesa della «civiltà cristiana» avrebbe fatto «leggi cattoliche» come difendere il crocifisso nei locali pubblici, negare il riconoscimento alle coppie di fatto, il testamento biologico inerente la fine della vita, le decisioni in punto di morte e i finanziamenti alle scuole private che per circa l’80% sono cattoliche.

Su questi versanti i cattolici e le cattoliche hanno seguito le indicazioni del magistero gerarchico che in materia ha coniato l’efficace formula «principi non negoziabili», in nome dei quali i vescovi e il papa stesso hanno abdicato dal loro ministero profetico e si sono assisi alla mensa contrattando come qualsiasi altra lobby interessi e tornaconti. In cambio del silenzio su leggi immonde e anticristiane come la Bossi/Fini o quella sulla finta sicurezza che equipara il clandestino immigrato a delinquente, colpevole solo perché povero, immigrato, in fuga dalla fame. Noi cattolici, a cominciare dal papa, passando per i cardinali e i vescovi che esercitano autorità e fino a me, ultimo dei credenti sulla terra, siamo complici di sterminio e di delitti contro l’umanità perché abbiamo dato mandato al governo di uccidere gli immigrati nel momento stesso in cui il parlamento vuole obbligare i medici a nutrire con la forza i moribondi già morti, ma apparentemente respiranti. Difendiamo il crocifisso - ornamento e abbiamo ucciso il Crocifisso incarnato negli disperati.

Allo stesso modo siamo complici di tutti i tagli allo stato sociale che hanno gettato nel caos le scuole pubbliche a favore delle private, che hanno assassinato strati interi di popolazione di poveri, di portatori di handicap, di famiglie monoreddito. La morale cattolica insegna che sul piano delle intenzioni è tanto ladro chi ruba materialmente quanto chi fa il palo senza sporcarsi materialmente le mani. Abbiamo tollerato un presidente del consiglio che induce alla prostituzione minorenni in case di sua proprietà, ma protette dal segreto di Stato e quindi equiparate a residenze ufficiali; abbiamo assistito complici e silenti alla tratta delle prostitute pagate con soldi pubblici e trasportate con mezzi pubblici, cioè con denaro sottratto ai bisogni della povera gente. Abbiamo permesso che il parlamento e i parlamentari che in tv fanno i gargarismi con l’acqua benedetta, votassero e difendessero una trentina circa di leggi immorali, tutte scrupolosamente «ad personam», cioè la negazione pura e dichiarata del «Bene Comune», svilendo così il vangelo e le sue esigenze a mero mercimonio di prostituzione.

Abbiamo visto vescovi che si sono inginocchiati davanti a Berlusconi (vescovo di Sassari); vescovi che in campagna elettorale lo hanno accolto sul sagrato della chiesa in pompa magna (vescovo di Cagliari); vescovi che lo hanno difeso a spada tratta come benefattore (vescovo dell’Aquila); vescovi che hanno giustificato le sue bestemmie (mons. Fisichella, responsabile pontificio della nuova evangelizzazione europea (si!!!); vescovi che invece di condannare la sua condotta immorale hanno taciuto (Bagnasco e Bertone) oppure hanno condannato chi lo condannava, tacciandoli di «falsi moralisti» (card. Scola di Venezia al Meeting di Rimini 2010). Che dire poi delle leggi razziste a favore solo dei ricchi e della criminalità organizzata, degli uomini di mafia e delle donnine portate in parlamento o in Europa con lauti stipendi in cambio della loro protezione o magari di favori sessuali?

Se non ci convertiamo, noi siamo colpevoli come Berlusconi/Bossi e più di loro perché siamo complici consapevoli e da uno come Berlusoconi/Bossi accettiamo il prezzo della prostituzione. A costoro che in Italia vogliono instaurare una religione civile senza Cristo, abbiamo dato il mandato ignobile di difendere il «crocifisso», ben sapendo che lo avrebbero usato come arma contundente per difendere i loro interessi e opporre la «civiltà cristiana» come argine alla massa di diseredati che vengono in Europa come tanti Lazzari in cerca di avanzi che cadono dalla tavola dei gaudenti miscredenti che prosperano nel silenzio-benedizione della gerarchia cattolica e l’insipienza dei cattolici praticanti. Vanno in chiesa, praticano molto, fanno la comunione e votano Berlusconi, il corrotto e corruttore, utilizzatore di prostitute minorenni e non, evasore fiscale, alleato ombra di mafia e camorra, uomo senza principi e senza morale, spergiuro di professione.

Il Catechismo della Chiesa Cattolica (CCC) insegna a tutti i cattolici che «La fede è un’adesione personale di tutto l’uomo a Dio che si rivela» (n. 176) e che: «Per essere umana la risposta della fede data dall’uomo a Dio deve essere volontaria» (n.160). Alla luce di questa «dottrina certa» come possono i cattolici pretendere che il parlamento e il governo compiacente possano varare leggi particolari per imporre una visione etica o cattolica dell’esistenza? Non è una contraddizione e una usurpazione, e anche un tradimento della fede in Gesù Cristo, che invece dovremmo «testimoniare» con la vita e proporre con l’esempio, la parola e gli stili di vita?

Quando un presidente del consiglio dichiara pubblicamente che mai varerà una legge che dispiaccia al Vaticano, non dovremmo essere noi stessi a rifiutare questo cesaropapismo e rimandarlo al mittente, dicendo con chiarezza che i cristiani non hanno bisogno di leggi speciali, ma solo della libertà per invitare gli uomini e le donne del loro tempo a misurarsi con la proposta esaltante di Gesù che essi rivelano con la loro vita e la loro trasparenza senza supporti di uomini miscredenti e gruppi idolatrici che ogni giorno rinnegano la morale e la dottrina cattolica e si esibiscono in culti pagani come il rito dell’ampolla al «dio Po» o i matrimoni celtici? Come è possibile ad un cattolico convivere con codesti simulacri idolatri?

Non è mai troppo tardi. Il 29-30 maggio come cattolici abbiamo la possibilità di riscattarci e di dare un segnale al Paese e ai politici: noi vogliamo stare dalla parte degli onesti, dei corretti, dei politici che si sforzano di servire il «Bene Comune», che non fanno promesse mirabolanti che non potranno mantenere solo per raccattare qualche etto di voti. Noi non stiamo con chi vuole il potere ad ogni costo per spartirsi la torta dei soldi pubblici rubandoli ai poveri, alla scuola e per fare i propri porci comodi, noi appoggiamo chi promette legalità per restituire al popolo oppresso la dignità dell’onore e del diritto.

Noi appoggiamo gli uomini non credenti come Pisapia perché proprio in quanto non credente è serio, degno, onesto e rispettoso di tutte le fedi e siamo certi che nulla farà contro la religione cattolica, ma la rispetterà con scrupolo e coerenza. Il suo programma è lo specchio fedele del «Bene Comune» come descritto nel Catechismo della Chiesa Cattolica perché nonostante le invettive e le falsità su di lui, realizzate ignominiosamente da una donna senza dignità, ma ricca di milioni, egli ha promesso di governare Milano e tutti i Milanesi senza discriminazione. Noi voteremo De Magistris a Napoli che da uomo di Legge, sicuramente porrà un argine alto alla camorra e alla politica della compravendita restaurando la legge dei diritti che mai per un cattolico potranno essere concessioni di chi delinque o corrompe. In tutte le città e villaggi dove si vota per il ballottaggio, noi non voteremo per i candidati di destra, appoggiati da Berlusconi, Bossi, Casini e Fini perché come cattolici vogliamo porre un segno fermo di svolta morale e di svolta politica.

Se dovessero vincere Berlusconi e Bossi e i loro giannizzeri, l’Italia sarebbe perduta e il senso di legalità e di moralità scomparirebbero definitivamente anche dall’orizzonte delle generazioni future. In Gen. 4,10 quando Dio chiama al rendiconto Caino, nel testo ebraico non dice «il sangue di tuo fratello grida dalla terra», ma usa il plurale: «la voce dei sangui di tuo fratello urlano a me dalla terra», come dire che Caino non ha ucciso solo Abele ma tutte le generazioni che da lui avrebbero potuto avere storia e non l’hanno avuta. Se i cattolici votano Berlusconi/Bossi, la voce dei sangui delle generazioni future si rivolteranno contro di noi e nel giorno del giudizio siederanno accanto a Dio e ci chiederanno conto non solo del presente, ma anche del futuro che consapevolmente abbiamo impedito.

Che Dio illumini i cuori e le menti e nelle urne del 29/30 maggio, possano i cattolici respingere Berlusconi e le sue pompe e vergogne e scegliere la normalità pacata di Pisapia/De Magistris ponendo le premesse per una era di riscatto e di onore che da lungo tempo abbiamo perduto. Vi siamo obbligati, se vogliamo essere coerenti con la nostra fede e la grande, bella e sublime Costituzione italiana. Prego con e per voi.

 (http://puntofermo.livejournal.com/ 24 maggio 2011. martedi  fermopunto@tiscali.it)

 

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“Ai politici piacciono due cose sopra tutto: parlare e mangiare”

Antonello Caporale

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editoriale

GUARDATELI BENE IN FACCIA, SONO QUELLI CHE DIFENDONO IL POTERE DI LUI E DI LORO

@ La chiamano “scorta” per differenziarla dalle “escort”. E intendiamo invece quegli eroici personaggi che si trovano accanto ai potenti rischiando vita e faccia in ogni occasione. Li difendono dalle aggressioni, dagli attacchi terroristici, dai lanci di pomodoro e di uova, dai fans troppo audaci… Eccoli al lavoro. Armati e dotati di cimici all’orecchio destro. Fissiamoceli bene in mente perchè li ritroviamo ovunque, nelle foto e nei servizi dei telegiornali… Sono esposti, individuabili… Nessuno ha mai pensato di dotarli di un passamontagna che copra il volto. Bisognerebbe infatti rendere irriconoscibili questi vicini di casa che rischiano la loro pelle…

Chiediamoci chi sono? Come vengono reclutati? Quanto guadagnano all’ora e cosa rischiano? Non ci riferiamo certo alle scorte dei magistrati. Quelle, si sa, muoiono al primo colpo…

Vediamoli invece da vicino questi scortatori dei politici che ci amministrano… Austeri, sicuri, aitanti, tronfi, azzimati e impomatati con bryllcreem, Di nero vestiti come agenti di pompe funebri. Funerei con capelli a spazzola,

Sembra proprio che abbiano trovato la chiave del successo, ma sempre sulla soglia del pericolo…

Eccoli gli uomini-ombra di Berlusconi o Bersani e via scendendo… Pagati ad ore? A contratto? In pianta stabile o ad evento? Scopriamo se ci sono differenze. Scopriamo come vivono. Anche loro sono di carne ed ossa. E poi il loro mestiere potrebbe attirare molti giovani in cerca di occupazione…

 (http://puntofermo.livejournal.com/ 24 maggio 2011. martedi fermopunto@tiscali.it)

 

CLICCATECI ANCORA, NON VI PENTIRETE

Le notizie e gli articoli che figurano in questo spazio sono liberamente riproducibili. Si prega, comunque, di rispettarne l'integrità citando fonte ed autori. Questo spazio non rappresenta una testata giornalistica in quanto pur essendo aggiornato non sempre rispetta una precisa periodicità. Non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n. 62 del 7.03.2001



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puntofermo

UMBERTO BOSSI

ANNUNCIA CHE SI "IMPEGNERA’ CONTRO PISAPIA PERCHE’ RISCHIA DI TRASFORMARE LA CITTA’ IN UNA ZINGAROPOLI… LA LEGA NON PUO’ PERMETTERSI DI LASCIARE ANDARE MILANO A CATAFASCIO...

INTANTO OGGI LUNEDÌ 23 MAGGIO 2011, ORE 16,30 A ROMA PRESSO LA

FONDAZIONE BASSO,

SALA CONFERENZE

VIA DELLA DOGANA VECCHIA 5

GIACOMO MARRAMAO

LAURA BOELLA

 PIETRO MONTANI

PRESENTERANNO IL VOLUME

HANNA ARENDT E LO SPETTACOLO DEL MONDO. ESTETICA E POLITICA.

INFINE UNA DOMANDA:

CHE FINE HA FATTO

MAURO MASI?

SIAMO PREOCCUPATI PER LA SUA SORTE. ERA UNO DEI CERVELLI DELLA NOSTRA RAI, UN UOMO TUTTO D’UN PEZZO,

UN ESEMPIO DI INTELLETTUALE ORGANICO.

USCITO DALLA RAI DOVE SI TROVERA’ A LAVORARE?

COME FARA’ CON LO STIPENDIO?…

VOGLIAMO AIUTARLO

PERCHE’ INDIRETTAMENTE

HA LASCIATO UN PICCOLO VUOTO NELLA VITA DEI TELESPETTATORI.

INTANTO I NOSTRI PENSIERI SONO DOMINATI DA UNA STAR DEL POPOLO DELLE LIBERTA’

NUNZIA DE GIROLAMO

SEGUITELA E NON VI PENTIRETE

 

 

PUNTOFERMO

http://puntofermo.livejournal.com/

fermopunto@tiscali.it

LUNEDI  23  MAGGIO 2011

Questi appunti sono scritti dall’altra parte, controcorrente, con una autonomia di pensiero, contro le lobby, contro i clan, contro i carrieristi-professionisti della politica, contro le nomenklature, contro i dogmi, contro le logge. “Puntofermo” odia la retorica, il populismo, le messe cantate, le liturgie e le autoassoluzioni, si nutre di contemporaneità, di curiosità, di pragmatico radicalismo. E’ moderno e arcaico. In questo sito c'è posto per tutti

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OGNI DOMENICA SU PUNTOFERMO C’E la nostra rubrica DI POLITICA INTERNAZIONALE. per aggiornamenti quotidiani di politica estera cliccate: WWW.ALTRENOTIZIE.ORG

 

 

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“L’economia è il nostro destino”

Walther Rathenau

 

“Mi sento e sono beneventana e non napoletana tanto è vero che il mio leader di riferimento e cioè Silvio Berlusconi, l’ho portato qui per fargli conoscere ed apprezzare la nostra città”.

Nunzia De Gerolamo

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note d’apertura

Ghetto 3

@ Si sono chiusi lunedì pomeriggio i seggi per l’elezione del nuovo sindaco di Milano e l’esito è stato tra i più inattesi: Letizia Moratti (PDL), sindaco uscente, ha ottenuto il 41,58% dei voti, mentre lo sfidante, Giuliano Pisapia (PD) ha ottenuto il 48,04% dei consensi. Manfredi Palmeri (UDC) si è fermato al 5,55% e Matteo Calise (Movimento 5 stelle) al 3,23%.

Ora si andrà al ballottaggio e sapremo chi fra Letizia Moratti e Giuliano Pisapia sarà alla guida del Comune di Milano per i prossimi cinque anni. Se questo voto sarà confermato, è chiaro che si apriranno molte incognite per il futuro – come del resto sempre accade quando si verificano cambiamenti politici quali quelli che si prospettano. Cambiamenti che ci coinvolgono come milanesi e come ebrei della Comunità di Milano.

Le relazioni stabilite in questi anni con Letizia Moratti sono state ottime. Il sindaco ha dimostrato sempre grande attenzione e partecipazione alle istanze e alle iniziative avanzate dalla nostra Comunità. Sarà così anche se sarà eletto sindaco Giuliano Pisapia? risponde Roberto Jarach: “Il risultato elettorale del primo turno, che rinvia al ballottaggio la nomina del Sindaco di Milano, mi impone un doveroso riserbo in attesa del verdetto delle urne. Per la comunità di Milano resta un profondo senso di riconoscenza nei riguardi della passata amministrazione per la costante attenzione alle nostre istanze e di ringraziamento per l’opera svolta nei 5 anni di governo della città. Per il futuro sono certo che chiunque vincerà il ballottaggio saprà mantenere e, se possibile, migliorare l’ottimo rapporto esistente con le istituzioni comunitarie, certo di trovare nell’ebraismo milanese un elemento vitale ed attivo nella società e di esempio per la convivenza in un tessuto sociale multietnico e multireligioso in continua evoluzione”.

Anche Daniele Nahum vicepresidente della Comunità e Assessore alle relazioni con la cittadinanza e le edot, sostiene che  il buon rapporto stabilito in passato con le istituzioni cittadine continuerà e che anzi con un sindaco come Pisapia, potrebbe addirittura migliorare. “La sensibilità e l’attenzione a temi a noi cari come la cultura, la solidarietà, l’integrazione delle minoranze, prosegue Nahum, è connaturata alle forze del centro-sinistra e questo non può che farci sentire sicuri di fronte ad una eventuale nuova amministrazione cittadina”.

”Il problema dell’integrazione delle minoranze è una delle questioni che a noi stanno maggiormente a cuore, non foss’altro per la storia che ci accompagna da secoli. Siamo certi che con Pisapia essa sarà affrontata con maggior respiro di quanto è stato fatto sinora: con un occhio, certo, rivolto alla sicurezza, ma con l’altro rivolto alla realizzazione di politiche tese veramente alla costruzione di una città e di una società multiculturale, proprio come sta avvenendo in tutte le grandi città europee”. E questo è importante anche in vista dell’EXPO 2015 nella quale Milano sarà portavoce proprio del multiculturalismo come valore e come prospettiva per le città del futuro.

Contatti fra esponenti della Comunità e Pisapia sono già in corso, ciò per garantire continuità alle iniziative aperte durante l’amministrazione Moratti, ma anche per aprire la strada a nuove collaborazioni, non ultima quella legata alla creazione di un assessorato all’integrazione, di cui Daniele Nahum intende farsi promotore.

Le basi per continuare sulla via aperta con il sindaco Moratti, dunque sembrano già essere state poste, comunque andranno le cose. E sono basi importanti, soprattutto se si considera che nonostante fra i candidati al Consiglio Comunale ci fossero ben cinque iscritti della nostra Comunità – Dolfi Diwald (21), Ruggero A. Gabbai (362),  Silvia Hadavian (11),Guido G. Jarach (264), Iardena Laras (109), Michele Sacerdoti (247)- nessuno di essi è riuscito ad ottenere i voti sufficienti per entrare a farvi parte. Un’occasione persa, certo, ma che rimane comunque espressione di una partecipazione sentita e diretta alla vita della città come da tempo non accadeva e che sicuramente, anche fuori da Palazzo Marino, saprà dare i suoi frutti.

Per quanto riguarda i Consigli di zona, riportiamo qui di seguito le preferenze ottenute dai nostri candidati: Rossella Cammeo Bardavid, PDL, zona 6: 25 preferenze; Micaela Goren Monti, PDL, zona 1: 391 preferenze; Filippo Jarach, PDL, zona 1: 201 preferenze; Yoram Ortona,  Nuovo Polo per Milano: zona 7, 126 preferenze, zona 6, 89 preferenze; Daniel Pludwinski, Nuovo Polo per Milano, zona 9: 11 preferenze; Deborah Segre: Nuovo Polo per Milano, zona 6: 47 preferenze; Michele Sacerdoti, Lista Milly Moratti, zona 3: 214 preferenze. Yoram Ortona e Micaela Goren Monti sono stati eletti consiglieri nei rispettivi consigli di zona.

 (http://puntofermo.livejournal.com/ 23 maggio 2011. lunedi fermopunto@tiscali.it)

 

 

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“C’è chi dipende dalla droga, chi dall'alcol, chi dal gioco, ultimamente anche da Internet, e chi, infine dal sesso. Per questi ultimi è stata coniata l'espressione "sexual addiction" che significa "eccesso di pulsione sessuale" con riferimento a quelle persone che il linguaggio popolare da sempre chiama "maniaci sessuali", perché hanno il sesso in cima ai loro pensieri e, appena se ne offre l'occasione, ai loro comportamenti”

Umberto Galimberti

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“Ci sono solo due politici in Italia, con un passato di brillanti intrattenitori (l’uno di piazze, l’altro di croceristi) che pensano di dover esercitare il mestiere della politica in perfetta, onnipotente solitudine, senza mai incrociare le parole e la faccia con un avversario: sono Silvio Berlusconi e Beppe Grillo. Dei quali non si ricorda, negli ultimi dieci anni, un solo pubblico confronto (tv, teatro, strada) con qualcuno che non la pensi come loro”

Claudio Fava

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Ghetto 4

 

di Oriana Liso

 

@ Cinque anni fa, per il suo debutto come candidata sindaco, Letizia Brichetto Arnaboldi dichiarò di aver speso, per la campagna elettorale, 3.642.900 euro. Una cifra più alta, invece, risultò tra le "erogazioni liberali" a partiti e enti depositate alla Camera: Gianmarco Moratti aveva donato 6.335.000 euro al comitato elettorale della moglie. Quelle cifre, per quanto milionarie, oggi scolorano. Soltanto in fatture ufficiali, entro lunedì prossimo, i Moratti e il Pdl avranno speso oltre quindici milioni. Inutile fare calcoli, pensare cosa si potrebbe comprare con tutti quei soldi: finora non sono serviti ad assicurare la vittoria al primo turno.

Bilanci depositati alla mano, la seconda campagna elettorale di Letizia Moratti è già costata 7 milioni e mezzo, al netto del milione in più che si presume stia spendendo in questi giorni di feroce rincorsa del suo avversario Giuliano Pisapia. Il Pdl, partito di cui la Moratti ha preso la tessera, non è da meno: nel bilancio preventivo depositato per legge all' Albo pretorio, il partito ha dichiarato 3 milioni di spesa. In più, per non sbagliare, ha aggiunto anche 500mila euro per la campagna elettorale nei consigli di zona cittadini: nove zone, 4.500.000 euro. Soldi sprecati, si potrebbe dire: perché il centrodestra ha perso in tutte le circoscrizioni. Costa organizzare cene elettorali, inondare la città di maxi manifesti, comprare i gazebo con schermi al plasma e biliardini. Nel preventivo - la Moratti l' ha depositato solo dopo Pisapia che, con l'intera coalizione, non superava il milione e mezzo - per la «produzione, l' acquisto o l' affitto di materiale e mezzi di propaganda» è iscritta la spesa di un milione. Altri due sono serviti per distribuire questo materiale e per comprare spazi su radio, tv, giornali, cinema, teatri. Con un milione e 350mila euro è stato pagato il «personale utilizzato e ogni prestazione o servizio inerente alla campagna»: dai comunicatori agli pseudo-volontari per i gazebo.

Letizia - anzi, Gianmarco - non ha però solo pagato la sua campagna elettorale di 4 milioni e mezzo ufficiali. Ha pagato una cena elettorale per mille donne e ha finanziato le tre liste civiche che l' hanno sostenuta, con risultati in gran parte deludenti. I "Giovani per Expo" hanno preventivato una spesa (che dovrà poi essere ritirata, fra un mese, con le fatture reali) di 970mila euro: la lista ha preso 1208 voti, come dire che convincere ogni elettore è costato 803 euro.

Fuori da queste cifre, per ammissione della stessa Moratti, è il libro patinato inviato a 600mila famiglie sui "Cento progetti realizzati" dalla giunta. La tesoreria del Pdl, invece, dovrà saldare il conto della festa di fine campagna di otto giorni fa: 180mila euro per riempire via Dante di tavolate di cibo e bevande, con concerto di Ron, Meneguzzi e Scanu. Ma tutto questo, come siè visto, non è bastato. Ora servono nuovi sforzi. E nuovi, massicci investimenti.

Dopo il divorzio consensuale con la Sec, società di comunicazione vicina a Cl che non aveva condiviso la strategia della Moratti di accusare con falsità Pisapia, la Moratti ha rivoluto accanto a sé un vecchio amico, Paolo Glisenti (e il suo braccio destro Roberto Pesenti): per lui, si dice, niente assegno milionario, ma la promessa - visto che, comunque, la Moratti resta commissario di Expo - di un ritorno nel board dell' evento da cui si dovette dimettere per le troppe polemiche anche legate al suo presunto stipendio di 750mila euro l' anno (come consulente della Moratti in Comune, ha invece di certo preso di soldi pubblici 472.200 euro in tre anni).

Con un congedo dal suo incarico in Amsa è arrivato - e non gratis - per occuparsi del web un altro ex uomo della Moratti, Filippo De Bortoli. Sta partendo, poi, la nuova tranche di affissioni, volantini, spot, che costerà all' incirca mezzo milione. E per tentare di riempire le piazze- visti i precedenti poco lusinghieri - si cercano artisti dispostia mettere la faccia (a pagamento, s' intende) per concerti pro-Moratti. Tre eventi con contorno di gadget e buffet, in tre periferie. Costo stimato: 100, 150mila euro per ognuno.

(http://puntofermo.livejournal.com/ 23 maggio 2011. lunedi fermopunto@tiscali.it)

 

 

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“Scegli un autore come scegli un amico”

  W.D. Roscommon

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Ghetto 5

@ Lo abbiamo già detto nel “Ghetto 1 e 2” e cioè che quanti a Milano hanno scelto di votare per Letizia Brichetto Arnaboldi coniugata Moratti rifiutano oggi di considerarsi rinchiusi in un ghetto elettorale. E puntano ad uscire all’aria e far sentire nuove campane.

Abbiamo parlato delle questioni del traffico e dell’inquinamento, degli anziani abbandonati e dei giovani. Ed eccoci, ora, al rapporto privilegiato che la candidata Letizia Brichetto Arnaboldi coniugata Moratti mantiene con i neofascisti.

1) il sindaco Letizia Moratti è stata contestata al festival del PD a Milano per l'apertura a Milano di ''Cuore nero''

2) Il volto di Davide 'Dax' Cesare, il giovane di Milano che nel 2003, a 26 anni, fu ucciso a coltellate da due esponenti di estrema destra, non appare piu' sui muri della Darsena dei Navigli per ordine della Moratti e del reazionario De Corato. (Vd. Ansa del 5 sett. 2007).

3) la revisionista Moratti auspica “Milano come simbolo della riconciliazione'', confermando l'intenzione sua e della sua Giunta di realizzare “un sacrario comune che raccolga le spoglie di partigiani e repubblichini”. (Ansa 2 nov 2007)

 4) il sindaco di Milano Letizia Moratti ha fatto visita al Campo 10 del Cimitero Maggiore, dove si trovano i corpi di chi parteggiò per la famigerata Repubblica sociale italiana fascista (Ansa 2-nov. 2007).

5) Estemisti di destra parteciperanno a queste elezioni col PdL della Moratti

6) non ha chiesto a Questore e Prefetto di impedire il raduno dei movimenti europei di  estrema destra previsto per il 5 aprile nel capoluogo lombardo”. (Ansa  26 mar. 2009).

7) il vicesindaco a del Comune di Milano, Riccardo De Corato, è stato fra i firmatari della proposta di legge per equiparare repubblichini e partigiani. (Ansa 27 aprile 2009).

8) senza che il Comune di Milano e il suo sindaco muovessero un dito, il  23 marzo 2010

si è tenuta una commemorazione al cimitero Monumentale, presenti ex aderenti alle Ss italiane e alla Legione Muti, per il 91° anniversario della fondazione dei Fasci di combattimento a Milano

9) il sindaco Moratti e la sua Giunta di centrodestra hanno autorizzato una fiaccolata il 29 aprile 2010, per le vie di Città studi in ricordo dei fascisti Sergio Ramelli, Enrico  Pedenovi e Carlo Borsani: più che un corteo, da Forza nuova a Azione giovani sfilò una vera e propria parata di stile Germania anni Trenta

10) patrocinato direttamente dal Comune che controlla la Spa Milanosport (Ansa 30 apr. 2010) si è tenuto un torneo di calcetto al Lido, in memoria del fascista Sergio Ramelli, con la partecipazione di squadre tipo Forza nuova, Azione giovani, Hammerskins.

11) maggio 2010 venne autorizzato dal Comune un comizio in piazza Aspromonte di  Forza nuova

12) Il 25 ottobre 2010 è emerso che per la mostra fotografica in ricordo della battaglia di El Alamein, allestita allo Spazio Oberdan in centro, gli spazi espositivi erano stati appaltati alla Ritter, una delle principali case editrici di riferimento della destra neonazista

13) Letizia Moratti, il 21 novembre 2010, è stata presente a un convegno organizzato presso l’hotel Cavalieri da “La Destra

14) A fine ottobre 2010 è stato concesso un altro spazio di proprietà pubblica nelle case popolari di Viale Brianza 20 a un’altra formazione esplicitamente nazifascista, l’“Associazione Lealtà Azione”, una delle organizzazioni di facciata degli  Hammerskins

15) due skinheads il 30 maggio 2010 aggrediscono una coppia omosessuale, e il Sindaco Moratti, non ha mai pronunciato una parola di solidarieta' nei confronti di questa coppia omosessuale aggredita (Ansa 22 sett. 2010).

16) l'11 marzo del 2006 il sindaco Moratti non vieta un raduno fascista in Corso Buenos Aires

17) il Sindaco Moratti tarda a intervenire contro una delibera per la collocazione di una targa in ricordo dell'attrice Luisa Ferida, ripetutamente presente a Villa Triste dove si erano compiute orribili sevizie, torture e atrocità da parte della banda Koch durante il fascismo.

20) Il sindaco Moratti ha partecipato il 17 marzo 2011 ad un convegno a Palazzo Marino presenti anche i reduci della Decima Mas e della fascista Repubblica Sociale Italiana.

Cè poi,  in questo elenco, la pagina che ricorda la “Milano da mangiare”: 

1) Moratti ha dato in pasto funzioni pubbliche a lobby private cielline, bloccando così la libera concorrenza;

2) L’ultrà liberista Moratti ha esternalizzato aziende municipalizzate trasformandole da enti a scopo di pubblico servizio a imprese partecipate a scopo di lucro;

3) Il Comune di Milano ha appaltato numerosi servizi pubblici ed ausiliari;

4) Diversi soggetti di marca ciellina sono stati imposti dalla Moratti;

5) L'Expo 2015 vede molti esponenti di Comunione e Fatturazione (e Compagnia delle   opere) in posizione dominante

 (http://puntofermo.livejournal.com/ 23 maggio 2011. lunedi  fermopunto@tiscali.it)

 

 

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“Ogni governo è immorale, l’attività di qualsiasi governo è un crimine, le imposte e fare il servizio militare non sono giuste”

Lev Tolstoj

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editoriale

QUEGLI JUGOSLAVI CHE COMBATTERONO IN ITALIA CON I NOSTRI PARTIGIANI. UN LIBRO RIPERCORRE LA LORO STORIA

@ Il titolo è “ I partigiani jugoslavi nella Resistenza italiana Storie e memorie di una vicenda ignorata” e  l’editore è Odradek.  Il libro risponde alla domanda “Che ci facevano questi Jugoslavi in Italia?”.

Da tale domanda, apparentemente ingenua e disarmante, prende le mosse una minuziosa ricostruzione delle attività militari accadute sull'Appennino e sul versante del basso-adriatico, grazie a testimonianze e documenti la cui dispersione ha accompagnato la rimozione dell'intera vicenda.

Non erano certo invasori. Questi jugoslavi erano i prigionieri rinchiusi nei quasi duecento campi di detenzione fascisti in Italia (Renicci, Colfiorito, Corropoli...) fino all’8 Settembre del 1943 e che, una volta liberatisi, dettero un contributo efficace e decisivo alla Resistenza antifascista e antinazista italiana, irradiandosi dalla Toscana, all'Umbria, alle Marche, all'Abruzzo fino alla Puglia.

La ricerca inoltre individua il ruolo strategico della Puglia come “duplice retrovia” anche in relazione alle parallele vicende belliche nei Balcani; ruolo finora noto solo a pochi specialisti e in modo frammentario. Infatti, mentre in Puglia si costituivano brigate dell’EPLJ - Esercito Popolare di Liberazione della Jugoslavia -, gli evasi jugoslavi dai lager della penisola animavano la lotta di Liberazione proprio nelle sue prime fasi lungo la dorsale appenninica, con episodi rilevanti, soprattutto in Umbria e nelle Marche, lasciando sul campo più di mille tra morti e dispersi.
Nella ricerca sono inoltre discusse le ragioni politico-storiografiche di questa rimozione, così da fornire un importante contributo al dibattito metodologico sulla storia della Resistenza poiché si oltrepassa la chiave di lettura nazionale, solitamente schiacciata sul rapporto CLN-monarchia-Alleati.

Le altre riflessioni che emergono dalla lettura del testo riguardano da un lato la questione della mancata punizione degli esponenti fascisti e dei vertici del regio esercito italiano responsabili di crimini di guerra contro le popolazioni civili occupate e dall’altro la completa assenza nella sfera pubblica nazionale di una lettura critica del passato, capace di fare i conti con le responsabilità dell’Italia rispetto agli eventi della seconda guerra mondiale.

Sul piano internazionale, la collocazione in campi geopolitici contrapposti di Italia e Jugoslavia consentì al governo di Roma, grazie al sostegno degli Alleati anglo-americani, di evitare la consegna dei principali criminali di guerra al governo di Tito, ma parallelamente offrì l’opportunità di non riconoscere il peso e la valenza storico-militare del contributo jugoslavo alla Resistenza antifascista nella Penisola.

(http://puntofermo.livejournal.com/ 23 maggio 2011. lunedi fermopunto@tiscali.it)

 

 

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“I libri si dividono in due categorie: i libri per adesso e i libri per sempre”

John Ruskin

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(no subject)
puntofermo

MILANO E’ IN PERICOLO

SE VINCE PISAPIA LA CITTA’ SARA’ INVASA DA ZINGARI, OMOSESSUALI,

BANDITI, TEPPISTI, LADRI,

EVASORI FISCALI, STUPRATORI, COMUNISTI, ANARCHICI, PROSTITUTE, BARBONI, PEZZENTI, SPAZZACAMINI, TOPI D’AUTO, EXTRA COMUNITARI,

POSTEGGIATORI ABUSIVI, VANDALI, RIGATTIERI, STROZZINI, SENZATETTO, PEDOFILI, REDUCI, INVALIDI, IMPOTENTI, ANALFABETI, PEZZENTI,

CAUCASOIDI,

BERBERI, ARABI, MISCREDENTI, PROTESTANTI, VALDESI, ASCARI, DISOCCUPATI, LEBBROSI.

E LA MORATTI (CHE SE NE INTENDE) AGGIUNGE: PRENDERANNO IL SOPRAVVENTO LE LOBBY EBRAICHE,

ARRIVERANNO EBREI ASHKENAZITI

E SEFARDITI

MILANO E’ IN PERICOLO

QUINDI VOTATE

LETIZIA BRICHETTO ARNABOLDI CONIUGATA MORATTI

 

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DOMENICA  22  MAGGIO 2011

Questi appunti sono scritti dall’altra parte, controcorrente, con una autonomia di pensiero, contro le lobby, contro i clan, contro i carrieristi-professionisti della politica, contro le nomenklature, contro i dogmi, contro le logge. “Puntofermo” odia la retorica, il populismo, le messe cantate, le liturgie e le autoassoluzioni, si nutre di contemporaneità, di curiosità, di pragmatico radicalismo. E’ moderno e arcaico. In questo sito c'è posto per tutti

e per tutte le posizioni

 

OGNI DOMENICA SU PUNTOFERMO C’E la nostra rubrica DI POLITICA INTERNAZIONALE. per aggiornamenti quotidiani di politica estera cliccate: WWW.ALTRENOTIZIE.ORG

 

 

 

note d’apertura

Putintv

@ «Non siamo in Bielorussia». Il leader del Pd, Pier Luigi Bersani, ha commentato così l'invasione di Silvio Berlusconi in televisione con interviste in numerosi tg, da Tg4, a Tg1, da Studio Aperto al Gr1, ecc.
Prima di partecipare alla presentazione del suo libro alla libreria 'Ambasciatori' di Bologna, Bersani ha criticato la decisione del premier di esprimersi direttamente sui temi delle elezioni amministrative e di non lasciare così spazio ai candidati delle varie città.
Per questo ha commentato «non siamo in Bielorussia» riferendosi anche alla decisione dell'Agcom di riunirsi per discutere di questo tema soltanto mercoledì. Il Partito democratico intanto avvia un presidio davanti alla sede di Roma dell’Agcom.

Ma ora qualche parola va spesa sulla questione de Berlusconi messo in relazione alla Bielorussia di Lukashenko… Un tempo il riferimento obbligato era alla Bulgaria… Ricordate? “Voto bulgaro”, “Sottomissione bulgara”, “Campagna elettorale di stampo bulgaro” etc. etc.

Ora sotto tiro è la Bulgaria… Bene. Ma ci si dimentica (volutamente, certo) che il vero usurpatore è ora il Putin amico di Berlusconi. E’ lui che occupa 24oresu24 le tv della Russia. Parla, dichiara, esterna, interviene. Eccolo a cavallo, con la slitta, con gli amici di cordata, eccolo a parlare su tutto. L’invasione è proprio barbarica. Ma Bersani, come i suoi colleghi, se la cavano con il parallelo Putin-Lukashenko. Ma se proprio non vogliono disturbare il russo potrebbero rievocare i Mubarak o i Gheddafi. (http://puntofermo.livejournal.com/ 22 maggio 2011. domenica fermopunto@tiscali.it)

 

 

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“Si vince e si perde. In quest’ultimo caso si riflette sulle cause della sconfitta per fare meglio la volta successiva. Comunque noi abbiamo affrontato con serietà e serenità la campagna elettorale. Con le condizioni date, abbiamo fatto il massimo che potevamo fare”.

Remigio Ceroni

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Ghetto2

@ Lo abbiamo già detto nel “Ghetto1” e cioè che quanti a Milano hanno scelto di votare per Letizia Brichetto Arnaboldi coniugata Moratti rifiutano oggi di considerarsi rinchiusi in un ghetto elettorale. E puntano ad uscire all’aria e far sentire nuove campane.

Abbiamo parlato delle questioni del traffico e dell’inquinamento. Parliamo ora degli anziani abbandonati dalla giunta Moratti. Perché aumenta il numero di persone non autosufficienti mentre l’offerta comunale è completamente inadeguata.

E che dire dei giovani.

1) Il sindaco Moratti ignora che uno dei problemi principali dei giovani è che non riescono ad andarsene di casa perché la casa a Milano costa troppo

2) A Milano i disoccupati under 30 sono passati dal 10 al 16% . E cala il numero dei giovani che trova lavoro nel primo anno post laurea

3) l’assistenza domiciliare ai minori e l'azione dei Centri di aggregazione giovanile sono state drasticamente ridimensionate

4) Internet gratis in tutta Milano, promesso ma non mantenuto

 C’è poi la questione delle politiche fallimentari sulla casa.

1) 10.000 cittadini «senza fissa dimora» a Milano;

2) Palazzo Marino sulle sue proprietà nega ad Aler le risorse necessarie alla manutenzione;

3) 80 mila appartamenti vuoti (di cui 3.500 Aler e 1.500 del Comune) e 20mila cittadini bisognosi che aspettano un posto in cui vivere;

4) il costo dei canoni di locazione è salito alle stelle;

5) Il sindaco Moratti ha predisposto uninaccettabile vendita di immobili comunali

6) A Milano da 5000 a 7000 appartamenti risultano essere gestiti direttamente dalla criminalità organizzata

7) frutta allamianto (Ansa 17-6-09), case popolari ricoperte di amianto e molti uffici pubblici e scuole con presenza di eternit

8) 10.000 milanesi in un anno si sono trasferiti in provincia a causa dei prezzi delle case

9) Nell’aprile 2011 lassessore alla Casa Gianni Verga rovescia sulle 23.500 famiglie che vivono in alloggi popolari del Comune aumenti daffitto sconsiderati.

10) Lamministrazione Moratti aveva annunciato 28mila nuovi alloggi popolari ma in cinque anni ne ha fatti solo 3.500

(http://puntofermo.livejournal.com/ 22 maggio 2011. domenica  fermopunto@tiscali.it)

 

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 “Il governo Berlusconi, attraverso un forte impegno, ha cercato di rendere meno dure le conseguenze della crisi. Tuttavia la preoccupazione degli italiani per il futuro è aumentata. Noi paghiamo questo. Basti pensare che a Milano, nostra roccaforte, siamo costretti al ballottaggio”.

Remigio Ceroni

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editoriale

 

ECCO UN RAPPORTO SULLA NOSTRA ITALIA

@ I rom in Italia continuano a essere discriminati nel loro diritto all'istruzione, all'alloggio, all'assistenza sanitaria e all'occupazione; richiedenti asilo e migranti continuano a essere privati dei loro diritti e alcuni politici e rappresentanti del governo alimentano un clima di intolleranza e xenofobia. Inoltre, l'atteggiamento dispregiativo di alcuni politici ha contribuito ad alimentare un clima di intolleranza nei confronti non solo dei rom e dei migranti ma anche di persone lesbiche, gay, bisessuali e transgender.

Nel corso del 2010 in tutto il paese sono proseguiti gli sgomberi forzati di rom, che hanno disgregato le loro comunità, il loro accesso al lavoro e hanno reso impossibile ai bambini la frequenza scolastica. Nei confronti delle persone lgbt, sono continuate le aggressioni omofobe: a causa di una lacuna legislativa, le vittime di queste discriminazioni non hanno avuto la stessa tutela delle vittime di reati motivati da altri tipi di discriminazione. "L'Italia è stata fiaccata da anni di decisioni poco lungimiranti - ha denunciato Giusy D'Alconzo di Amnesty - politiche che hanno dimostrato scarsa efficacia di governo dei fenomeni". Unica buona notizia: l'avvio dell'Osservatorio per la sicurezza contro gli atti discriminatori.

Nel 2010 in Italia sono continuate le segnalazioni di maltrattamenti a opera di agenti delle forze di polizia o di sicurezza. Né sono cessate le preoccupazioni circa l'accuratezza delle indagini sui decessi in carcere e su presunti maltrattamenti e l'Italia ha rifiutato di introdurre il reato di tortura.

(http://puntofermo.livejournal.com/ 22 maggio 2011. domenica  fermopunto@tiscali.it)

 

 

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internazionale

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BALCANI

 

UN DIALOGO SULLE RIVE DEL MEDITERRANEO

 

di Silvia Colombo

 

@ Nel travagliato contesto del Mediterraneo di oggi, sponda meridionale e sponda orientale dialogano alla ricerca di una collocazione precisa e di occasioni di sviluppo. Il Mediterraneo da mare chiuso assurge ancora una volta a mare che mette in contatto realtà profondamente diverse tra loro come quella dei paesi che si affacciano sulla sponda Sud e Est - il Maghreb, il Mashreq, Israele e la Turchia - con quelli della regione balcanica. Si tratta di un mosaico di paesi, culture e di esperienze politiche che coesistono nel medesimo spazio geografico.

A questa complessità e interdipendenza è dedicato un agile libro curato da Gianluca Sadun Bordoni, docente dell’Università di Teramo, che riunisce gli interventi presentati a una conferenza svoltasi presso la stessa università abruzzese nel dicembre 2009 da parte di personalità politiche italiane e di alcuni esperti internazionali dell’area.

Sebbene sia passato più di un anno dalla conferenza che ha lanciato questo progetto editoriale e nonostante i profondi cambiamenti che hanno interessato la regione - in particolare alcuni paesi della sponda Sud del Mediterraneo, tra la fine del 2010 e l’inizio del 2011 e tuttora in corso - i contributi qui presentati sono ancora estremamente attuali e forse, addirittura, ancora più interessanti proprio alla luce dei recenti eventi che hanno evidenziato la necessità per l’Unione europea e gli stati membri di rivedere le proprie politiche verso il Mediterraneo.

Ci riferiamo all’idea che emerge da numerosi passi del libro in questione di sviluppare, accanto a un approccio regionale unitario, politiche maggiormente differenziate e flessibili dal punto di vista geografico e tematico.
Infatti, accanto alla disamina dei passaggi fondamentali che hanno accompagnato lo sviluppo delle relazioni euro-mediterranee dal Partenariato euro-mediterraneo inaugurato nel 1995 all’ormai defunta o quanto meno moribonda Unione per il Mediterraneo lanciata nel luglio 2008, il libro si sofferma su alcune questioni tematiche specifiche, come la cooperazione universitaria e la Mediterranean Business Development Initiative, e adotta un focus geografico sulla regione adriatico-ionica.
Dal punto di vista tematico, sia la rete delle università del Mediterraneo che la Mediterranean Business Development Initiative puntano a sostenere la coesione sociale e a promuovere l’integrazione economica regionale, la prima attraverso l’internazionalizzazione istituzionale dei contesti d’istruzione superiore nel Mediterraneo e la promozione dell’eccellenza accademica e della mobilità, mentre la seconda è volta a sostenere le piccole e medie imprese della regione attraverso una serie di strumenti finanziari e l’assistenza tecnica. Questi due progetti sono entrambi parte integrante della cooperazione settoriale messa in campo e promossa dall’Unione per il Mediterraneo e alla luce dei recenti sviluppi nella regione e della fragilità o addirittura la crisi di questo framework di cooperazione è lecito chiedersi se essi riusciranno a sopravvivere e a promuovere un qualche progresso nei rispettivi settori al di là delle dichiarazioni di principio.

 Per quanto concerne la dimensione geografica sub-regionale, l’obiettivo del libro è quello di mettere in luce le potenzialità dell’Iniziativa Adriatico-Ionica (IAI), una delle organizzazioni che operano nel Mediterraneo e che a detta del curatore riescono a cogliere e a gestire in maniera più proficua la disomogeneità di questa regione complessa.

La IAI, lanciata nel 2000, coinvolge otto paesi (Albania, Bosnia-Erzegovina, Croazia, Grecia, Italia, Montenegro, Slovenia e Serbia). La regione adriatico-ionica si configura come una macro-regione omogenea in cui vivono circa 100 milioni di persone e per la quale ha senso puntare sull’elaborazione di una strategia europea sub-regionale simile a quella del Mar Baltico. Allo stesso tempo, la cooperazione sub-regionale nella regione adriatico-ionica all’interno del più ampio quadro mediterraneo non è in contrasto con il processo d’integrazione dei Balcani occidentali nell’Unione Europea, visto che la Croazia è prossima all’ingresso.

(http://puntofermo.livejournal.com/ 22 maggio 2011. domenica  fermopunto@tiscali.it)

 

 

 

 

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ACCADE IN AMERICA

DOVE LA LEGGE E’ EGUALE PER TUTTI.

DOMINIQUE STRAUSS-KHAN

(EX) PRESTIGIOSO E STIMATO DIRETTORE DEL FONDO MONETARIO INTERNAZIONALE

INCRIMINATO  PER STUPRO

ORA DOVRA’ VERSARE UN MILIONE

DI DOLLARI PER USCIRE DAL CARCERE.

I SUOI DIFENSORI SOSTENGONO CHE L'ATTO SESSUALE SI' C'E' STATO,

MA E' STATO CONSENZIENTE.

INTANTO DALLE NOSTRE PARTI

IL PROSSIMO 31 MAGGIO

 POTREBBE ESSERE IL GIORNO

IN CUI SI INCROCERANNO, PER LA PRIMA VOLTA IN PUBBLICO E FUORI DA CONTESTI DA BUNGA BUNGA,

GLI SGUARDI DI

SILVIO BERLUSCONI

E DI RUBY RUBACUORI.

 PIÙ DI MEZZO SECOLO LI SEPARA, MA SECONDO L'ACCUSA NELLE STANZE DI VILLA SAN MARTINO IL TEMPO SI CONTRAEVA, TRA CANTI, BARZELLETTE, PROMESSE E ALTRO ANCORA.

ACCADE IN ITALIA

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SABATO  21  MAGGIO 2011

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note d’apertura

Scilipotata 4

@ Il  disgusto per il livello di decadimento della lingua dei politici è tale che ormai a risentire in un vecchio filmato le famose «convergenze parallele» di Aldo Moro si prova un moto di sollievo, quasi simpatia. Ha ragione Giorgio Bocca, che l'ha scritto tempo fa trattando della rissa scatenata da Letizia Moratti contro Giuliano Pisapia: ormai non esiste un politico di nessun livello, ministro o assessore, che riesca a esprimersi in un italiano non diciamo corretto, ma almeno decente.

L’uso della lingua in politica è un segno sicuro per capire la salute democratica di un Paese. L’italiano della prima parte della Costituzione  è una lingua soda, limpida, popolare eppure alta. I tentativi di riscrivere la Costituzione degli ultimi anni sono invece arzigogolati, burocratesi, a volte semplicemente analfabeti. I discorsi di De Gasperi, Togliatti, Nenni erano discorsi di uomini colti, in qualche caso con il vezzo della citazione erudita, ma quasi sempre chiari e diretti.

Il ricorso alla propaganda più becera, agli slogan offensivi, era tutt'altro che disdegnato, ma tutto sommato marginale rispetto al dibattito nazionale.

Il politichese del declino repubblicano indicava già una perdita di senso, un imbastardirsi progressivo della democrazia nella pura tutela d'interessi di parte da nascondere con un meta linguaggio per addetti ai lavori.

Con la caduta della Prima repubblica, il giusto rifiuto del politichese è però precipitato subito in una lingua populista da osteria. Una finta democratizzazione. In realtà la sostituzione di una maschera raffinata, il politichese, con una assai più grossolana, il populismo.

Sempre per tutelare inconfessabili interessi di pochi, pochissimi e soprattutto di uno. Il maggior successo del berlusconismo è stato d'imporre questa lingua povera, fatta di slogan e luoghi comuni ripetuti all'ossessione, anche agli avversari. I talk show sono diventati il pollaio che conosciamo, dove ormai è impossibile imbattersi in un barlume d'intelligenza, di complessità, fosse pure l'uso corretto del congiuntivo. In questo ormai non c'è troppa distanza fra i corti­giani del berlusconismo e gli oppositori. Bersani mima un linguaggio popolare fatto di proverbi e «buonsensismo», che risulta alla lunga stucchevole e quasi caricaturale. Per non parlare di Di Pietro o di Beppe Grillo. Tutti urlano a squarciagola frasi fatte, per sovrapporsi ad altre frasi fatte. Le cronache ci rivelano personaggi come Scilipoti, che è laureato in Medicina eppure parla un italiano da ripetente delle elementari. Perché stupirsi se uno che parla così, poi agisce in quel modo?

(http://puntofermo.livejournal.com/ 21 maggio 2011. sabato fermopunto@tiscali.it)

 

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“Il presidente del Consiglio organizza feste con giovani donne e per giorni parliamo solo di quello, il terremoto giapponese danneggia una centrale nucleare e diventa il primo argomento del bar, gli americani ci dicono di aver ucciso il più pericoloso terrorista del mondo e per una settimana non si parla d'altro”

Ascanio Celestini

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Montino 1

@ Il Pdl insorge, gli altri partiti del centrosinistra pure. E nello stesso Pd si registrano tanti distinguo rispetto alla proposta lanciata da Esterino Montino, capogruppo regionale dei democrat, per i ballottaggi che non vedono in lizza esponenti del partito. Eppure l’ipotesi di un sostegno targato Pd ai candidati sindaci di Sora e Terracina della lista Città Nuove, vicina a Renata Polverini, è reale e concreta.

Ufficialmente, il Pd Lazio rinvia la questione alle rappresentanze locali del partito: «Nel corso di una riunione tra i segretari del Pd di Frosinone e Latina e il commissario regionale Vannino Chiti, si è stabilito che la decisione sui ballottaggi a Sora, Cassino e Terracina sarà presa localmente, valutando caso per caso - dice Francesco D’Ausilio, coordinatore regionale - Tale valutazione sarà improntata alla verifica delle condizioni politiche locali, dei programmi e dei candidati sindaci». I vertici territoriali, dal canto loro, hanno posizioni diverse: possibilista, per Sora, il coordinatore provinciale di Frosinone Lucio Migliorelli; contrario, per Terracina, il suo omologo di Latina Enrico Forte.

Critico sull’ipotesi di un sostegno ai candidati polveriniani è Roberto Morassut, deputato ed ex segretario regionale del Pd: «Un conto è la battaglia d’aula, che può a volte portare anche ad allineamenti tattici con parti della maggioranza - commenta Morassut - Altra cosa è affrontare questa vicenda, che è un tema politico ed elettorale. Tanto più che si tratta di due situazioni locali, che è giusto vengano affrontate sul territorio. Il vero tema è rilanciare l’opposizione alla giunta Polverini con una battaglia limpida e netta». Enrico Gasbarra, deputato Pd: «In questo meraviglioso risveglio del Paese lasciamo la destra al suo pasticcio e concentriamoci sui nostri candidati ancora in corsa».
Fuori dal Pd, è forte l’opposizione di Sel contro l’ipotesi di apparentamenti con Città Nuove: «Releghiamo le dichiarazioni di Montino nella categoria boutade - sottolinea il capogruppo regionale Luigi Nieri - Di fronte alla decisione della presidente di presentarsi agli elettori con un nuovo soggetto politico e in contrapposizione al Pdl, che ha determinato la sua elezione alle Regionali, l’unica strada da perseguire con convinzione è la costruzione di un nuovo centrosinistra coerente e con una proposta chiara».

Dal Pdl, infine, continuano a piovere strali: «Le profferte di Montino appaiono come l’ennesima sgangherata provocazione di un Pd che in alcuni importanti Comuni del Lazio non è riuscito ad arrivare al ballottaggi - dice Vincenzo Piso, coordinatore regionale Pdl - Siamo certi che nessuno nel centrodestra vorrà accettare questa pericolosa deriva, foriera di scenari che nulla hanno a che fare con una sana cultura di governo e dell’amministrazione».

(http://puntofermo.livejournal.com/ 21 maggio 2011. sabato  fermopunto@tiscali.it)

 

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“A mio giudizio Berlusconi ha esagerato un po' nel metterla sul piano nazionale, quasi come se fosse un referendum su di lui e anche con toni un po' eccessivi a mio modo di vedere”

Fedele Confalonieri

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Montino 2

''Considero Esterino Montino un avversario di lunga esperienza, per altro anche simpatico e molto navigato: per questo sono sbalordito della stranissima lettera che ha scritto ad un importante quotidiano romano, per giustificare il suo entusiasmo per sostenere i candidati  della lista Polverini a Sora e a Terracina''. Parole del sottosegretario di Stato alla Funzione Pubblica, Andrea Augello, che così torna sulle elezioni amministrative e sulla polemica che nei giorni scorsi ha animato il dibattito in vista del ballottaggio. ''A dire di Montino - sottolinea Augello - il Pdl laziale vivrebbe un'agonia irreversibile che sarebbe astuto accelerare votando per i candidati del Presidente della Regione.

Ma il capogruppo del Pd alla Pisana non dovrebbe prima di tutto interrogarsi su che fine abbiano fatto i suoi candidati nei due Comuni di cui stiamo parlando'? Soprattutto a Sora, laddove governava il Pd, fino a qualche settimana fa, e' davvero sicuro Montino che sia il Pdl ad essere in agonia'? Condivido il giudizio di quanti hanno espresso apprezzamento per il vasto movimento civico che ha contribuito, in questo turno elettorale, al successo del centrodestra, prima di tutto a Latina''. A parere di Augello ''la lista Polverini ha ben interpretato un ruolo di primo piano in questo scenario e quasi ovunque il Pdl ha saputo aggregare intorno ai propri candidati le liste civiche. A Sora e a Terracina si e' invece giunti ad una contrapposizione, al termine della quale sarà comunque un candidato del centrodestra a prevalere. La lettera di Montino è una piccola foglia di fico per nascondere le grandi difficoltà che nel sud della Regione stanno spazzando via il partito democratico. Anche a Cassino un aspirante sindaco dell'Idv ha sbaragliato l'alleanza Pd-Udc e si contenderà con un candidato del Pdl il ballottaggio. Diciamo che capisco l'esigenza di Montino - conclude - di ricorrere ad un diversivo epistolare, ma i contenuti mi sembrano un tantino improvvisati ed azzardati''.

(http://puntofermo.livejournal.com/ 21 maggio 2011. sabato  fermopunto@tiscali.it)

 

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“Siamo tutti i meridionali di qualcuno”

Achille Bonito Oliva

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Ghetto1

@ Quanti a Milano hanno scelto di votare per Letizia Brichetto Arnaboldi coniugata Moratti rifiutano oggi di considerarsi rinchiusi in un ghetto elettorale. E puntano ad uscire all’aria e far sentire nuove campane. Ma la realtà è ben altra perché la giunta uscente è stata ben ghettizzata dai tanti problemi. Elenchiamone subito alcuni riepilogando i cinque anni di malgoverno e prendendo l’impegno di andare a vincere con Pisapia il 28 e 29 maggio.

Cominciamo dalle questioni del traffico e dell’inquinamento.

1) Da quando Moratti è stata eletta aria irrespirabile 100 giorni all’anno anziché 35 come prevedono le norme europee (Corsera 29 dic. 2010);

2) Ecopass ha portato benefici solamente alle casse del Comune non all'ambiente;

3) Aumenta il benzene cancerogeno dalle auto (Corsera 3 ott. 2010): è come fumare 12 sigarette al giorno!

4) Verde pubblico poco e malridotto;

5) Moratti non ha mantenuto la promessa di raddoppiare le piste ciclabili, Auto elettriche promesse e mai viste in giro;

6) Caro parcheggi;

7) Disagi per i mezzi pubblici, il cui unico azionista è il Comune di Milano. Per vedere le linee del metrò 5 e 4 bisognerà aspettare ancora anni;

8) Si parla con insistenza di un aumento del 40% del biglietto urbano…..

9) Numerosi guasti e incidenti sui tram e metrò;

10) Nel marzo 2005 il Comune di Milano autorizza il gruppo Zunino a costruire su oltre un milione di metri quadrati di aree contaminate dell'ex acciaieria Radaelli e dell'ex Montedison, a Santa Giulia;

11) Inquinamento acustico da Movida

Inquinamento ed ecologia. 

1) Bastano pochi centimetri di neve e la città va in tilt;

2) Altro simbolo del fallimento è quello dell'esondazione del Seveso quando piove, che manda in tilt il traffico nelle zone Nord di Milano e causa il blocco per giorni delle fermate del metrò M3;

3) Quando piove le strade di Milano diventano un gruviera:

4) Il sistema di drenaggio fognario nelle strade delle periferie urbane è obsoleto:

5) le strade di Milano si allagano in fretta per l’incuria cui la Giunta Moratti lascia le tubature, i tombini, le bocche di lupo.

Periferie dimenticate, centro storico svuotato

1) La giunta Moratti ha sempre rivolto ogni sua attenzione a soddisfare gli interessi dei ceti benestanti, del centro cittadino e dei quartieri ricchi, mentre centinaia di migliaia di persone continuano a sopravvivere in veri e propri ghetti-dormitorio, degradati;

2) i disordini scoppiati in via Padova sono stati l'ennesima dimostrazione del menefreghismo dell’attuale Giunta di centrodestra, e della sua totale incapacita' di risolvere i problemi concreti dei cittadini, primi fra tutti quello del degrado e dell’integrazione;

3) il sindaco Moratti firma le inutili e contestate ordinanze antidegrado;

4) Demolire e ricostruire?

(http://puntofermo.livejournal.com/ 21 maggio 2011. sabato  fermopunto@tiscali.it)

 

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«La mia America sono gli attori americani del passato, Frank Sinatra, Elizabeth Tay­lor, Marilyn Monroe. Il mio mito americano in questo momento è sicuramente il Presidente Obama, una persona estremamente positiva sotto tutti i punti di vista, un grande uomo che dovrebbe servire da esempio per le giovani generazioni anche da noi in Italia».

Elisabetta Canalis

 

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editoriale

STORIA DEI PARTIGIANI JUGOSLAVI IN ITALIA: UN LIBRO PUBBLICATO ORA DA ODRADEK

® Venerdì 27 maggio a Bari (ore 18.30 c/o associazione Marx XXI) presentazione del libro “I partigiani jugoslavi nella Resistenza italiana. Storie e memorie di una vicenda ignorata” edito da Odradek a cura di Andrea Martocchia, con la collaborazione di Susanna Angeleri, Gaetano Colantuono e Ivan Pavicevac, prefazione di Davide Conti. Introduzione di Giacomo Scotti.

Alla presentazione interverranno  Andrea Martocchia , autore del libro (Coordinamento nazionale per la Jugoslavia); Gaetano Colantuono, coautore col capitolo dedicato alle Puglie; Antonio Leuzzi, ANPI-Bari.

Coordina

Andrea Catone, Associazione Marx XXI; Associazione Most za Beograd – un ponte per Belgrado in terra di Bari.

(http://puntofermo.livejournal.com/ 21 maggio 2011. sabato  fermopunto@tiscali.it)

 

 

 

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(no subject)
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TONI PIU’ CIVILI

NEL DOPO ELEZIONI.

“PISAPIA E’ UN MATTO”

LO DICE BOSSI CHE E’ SANO DI MENTE ED ANCHE PADRE DEL TROTA.

E IL CATTOLICO FORMIGONI DENUNCIA:

“PISAPIA VUOL FARE A MILANO UNA ZINGAROPOLI”

INTANTO A ROMA

SINISTRI  E DESTRI

MILAZZANO

CON UN ESPONENTE DEL PD

CHE PARTE ALL’ATTACCO.

E BERSANI CHE DICE?

POTREBBE ESSERE IN VISTA UN CROLLO DEL PD ROMANO CON GLI ISCRITTI CHE DICONO:

“IO SPERIAMO CHE ME LA CAVO

DAL CANTO SUO

IL COMUNISTA VENDOLA

ANNUNCIA:

“IL CENTROSINISTRA E’ DESTINATO A VINCERE”

MA I BERLUSCHINI NON MOLLANO

 

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VENERDI  20  MAGGIO 2011

Questi appunti sono scritti dall’altra parte, controcorrente, con una autonomia di pensiero, contro le lobby, contro i clan, contro i carrieristi-professionisti della politica, contro le nomenklature, contro i dogmi, contro le logge. “Puntofermo” odia la retorica, il populismo, le messe cantate, le liturgie e le autoassoluzioni, si nutre di contemporaneità, di curiosità, di pragmatico radicalismo. E’ moderno e arcaico. In questo sito c'è posto per tutti

e per tutte le posizioni

 

OGNI DOMENICA SU PUNTOFERMO C’E la nostra rubrica DI POLITICA INTERNAZIONALE. per aggiornamenti quotidiani di politica estera cliccate: WWW.ALTRENOTIZIE.ORG

 

 

 

nota d’apertura

Milazzismo oggi

@ Il termine milazzismo (in voga negli anni ‘50-‘60) indicò la convergenza di due schieramenti politici diversi (destra e sinistra) per sconfiggere quello di centro, al fine di far eleggere un determinato candidato o di costituire una maggioranza di governo alternativa.

Il termine prese il nome dall'operazione politica, nota come "operazione Milazzo", avvenuta in Sicilia nell’ottobre 1958 quando Silvio Milazzo della Dc venne eletto presidente della Regione Siciliana con i voti dei partiti di destra e di sinistra, contro il candidato ufficiale del suo partito. Nel suo primo governo ci furono insieme esponenti del Pci e del Msi "in nome dei superiori interessi dei siciliani", dissero il segretario regionale del Pci Emanuele Macaluso  e il capogruppo all'Ars del Msi  Dino Grammatico. Il resto è noto. Ed oggi – mutati i tempi – si rischia una ripetizione della pratica milazzista. Ed è ovvio che il contesto è diverso. Ma la matrice resta quella antica. Ed è un peccato vedere che il Pd tenti di riaprire vecchie tattiche…

Vediamo cosa accade. Perché è caos nel Polo della Libertà del Lazio. In città come Sora e Terracina Renata Polverini appoggia i suoi candidati, contro quelli del Pdl. Non solo. Per i ballottaggi-derby si va con molte probabilità verso un accordo (formale o informale si vedrà) tra la lista Città Nuove che fa capo alla Polverini e nientemeno che il Partito democratico di Bersani. Il sasso lo ha lanciato il capogruppo dei democratici laziali  Esterino Montino (una delle figure più interessanti del mondo politico regionale, personaggio che potrebbe concretamente mettere in forse la leadership locale dei bersaniani…) aprendo alla possibilità di appoggiare le destre di Città Nuove. A Sora, dove il polveriniano Enzo Di Stefano affronterà il Pdl Ernesto Tersigni, si potrebbe addirittura finire con l’arrivare a un apparentamento formale.

I democratici  quindi potrebbe appoggiare, senza apparentamenti, i candidati polveriniani. E non a caso il gruppo consigliare dei Democratici sabato sera ha partecipato in massa alla festa di compleanno della Polverini. Lei ha escluso apparentamenti con il Pd, ma va ripetendo che un elettore di un certo tipo guarda con più favore a candidati della società civile. Come i suoi.

Andiamo avanti leggendo cosa si dice (e si scrive) in merito.

Ecco “Repubblica” del 19 maggio: “Polemiche nel Pd romano. Nel Lazio i democratici potrebbero appoggiare "Città Nuove" le liste di Renata Polverini, governatore del centrodestra, contro quelle del Pdl nelle città in cui ci saranno i ballottaggi-derby, come Sora e Terracina. Il sasso lo ha lanciato il capogruppo pd Esterino Montino, aprendo alla possibilità di allearsi con la Polverini («il bersaglio grosso è il Pdl, così possiamo disarticolarlo») e lo ha confermato, pur con cautela, il coordinatore Francesco D'Ausilio. La tentazione di allearsi con la Polverini ha spaccato il partito”.

Seguono – nelle rievocazioni di stampa – ipotesi e dichiarazioni.

Il coordinatore del Pdl, Vincenzo Pigo, avverte: «Le profferte di Montino appaiono come l'ennesima sgangherata provocazione. Nessuno nel centrodestra accetterà questa pericolosa deriva». Il suo vice, Alfredo Pallone, prefigura una crisi in caso di apparentamenti col Pd. I Radicali Rocco Berardo e Giuseppe Rossodivita parlano di «proposta incomprensibile e sconcia che si comprende solo se letta alla luce di giochi di palazzo». Sel, col capogruppo Luigi Nieri relega le dichiarazioni di Montino «nella categoria boutade. Non è pensabile un soccorso alla Polverini. L'unica strada è la costruzione di un nuovo centrosinistra coerente e con una

proposta chiara».

Il Pd, da parte sua, prende strade diverse. Il coordinatore Francesco D'Ausilio parla di un patto possibile a Sora (dove la lista Città nuove è insieme all'Udc), meno a Terracina. Posizione identica a quella delle federazioni Pd di Frosinone e Latina. Contrario il senatore Lucio D'Ubaldo: «La strada indicata da Montino sconfina nel machiavellismo. Queste mezze proposte somigliano a eresie».

Montino insiste: «Bisogna votare ovunque contro il Pdl».

Gli unici a essere d'accordo sono i rappresentanti del Terzo Polo in Regione, Udc, Api e Fli, per i quali il Pd con la Polverini «non è uno scandalo» E la governatrice? Da Cannes sostiene che «non c'è bisogno di apparentamenti. Si vota sui programmi e se questi convincono gli elettori del Pd credo sia un segnale positivo».

Critico sull’ipotesi di un sostegno ai candidati polveriniani è Roberto Morassut, deputato di grande prestigio  ed ex segretario regionale del Pd: “Un conto è la battaglia d’aula – dice  - che può a volte portare anche ad allineamenti tattici con parti della maggioranza, altra cosa è affrontare questa vicenda, che è un tema politico ed elettorale. Tanto più che si tratta di due situazioni locali, che è giusto vengano affrontate sul territorio. Il vero tema è rilanciare l'opposizione alla giunta Polverini con una battaglia limpida e netta».

Enrico Gasbarra, deputato Pd, altro elemento di spicco: «In questo meraviglioso risveglio del Paese lasciamo la destra al suo pasticcio e concentriamoci sui nostri candidati ancora in corsa».

Fuori dal Pd, è forte l'opposizione di Sel contro l'ipotesi di apparentamenti con Città Nuove: «Releghiamo le dichiarazioni di Montino nella categoria boutade - sottolinea il capogruppo regionale Luigi Nieri - Di fronte alla decisione della presidente di presentarsi agli elettori con un nuovo soggetto politico e in contrapposizione al Pdl, che ha determinato la sua elezione alle Regionali, l'unica strada da perseguire con convinzione è la costruzione di un nuovo centrosinistra coerente e con una proposta chiara».

Dal Pdl, infine, continuano a piovere strali: «Le profferte di Montino appaiono come l'ennesima sgangherata provocazione di un Pd che in alcuni importanti Comuni del Lazio non è riuscito ad arrivare al ballottaggi - dice Vincenzo Piso, coordinatore regio­nale Pdl - Siamo certi che nessuno nel centrodestra vorrà accettare questa pericolosa deriva, foriera di scenari che nulla hanno a che fare con una sana cultura di governo e dell'amministrazione».

Ed ecco spuntare Lucio D'Ubaldo, senatore dei democrat che spesso fa sentire la sua voce fuori dal coro. Sostiene che l’eventuale sostegno del Pd ai candidati appoggiati dalla Polverini ai ballottaggi contro il Pdl sarebbe «Una vera eresia, che ripropone vecchie logiche di potere. Se passasse tale linea – sostiene – questo smentirebbe il carattere di un partito che vuole cambiare la politica, ripudiando vecchie logiche di potere. Mi sembra che, dietro le quinte, si voglia dare vita a un'operazione analoga a quella di Lombardo in Sicilia».

E infine (per ora, almeno) spunta l’autorevole voce di Isabella Rauti, consigliere regionale Pdl e membro dell'ufficio di Presidenza. E’ lei a dichiarare che

«Non ci sono apparentamenti formali tra Pd e candidati della lista sostenuta da Renata Polverini. Se per ipotesi ci fossero, porterebbero a una formula politica ibrida e innaturale». E poi aggiunge: «Non c'è niente di formale e di ufficiale. In questo momento quella di Montino si può considerare una provocazione, come quella di chi non è invitato a una festa e vuole andarci per forza».

Che dire di tutte queste esternazioni? Sembra che i democratici, tentando di far parte del gioco, si siano infilati in un vicolo molto stretto. Che ne penserà Bersani di fronte alla “provocazione” del Montino? Oppure siamo al cospetto di una operazione programmata al vertice del Pd?

(http://puntofermo.livejournal.com/ 20 maggio 2011. venerdi  fermopunto@tiscali.it)

 

 

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12 E 13 GIUGNO

REFERENDUM SUL NUCLEARE.

IL GOVERNO VUOLE IMPEDIRLO.

INTANTO SUI BALLOTTAGGI

GRILLO

ANNUNCIA:

“STO CON PISAPIA…

NON SO SE CE LA FARA’...

IO LO SPERO"

POI DA MILANO VA IN ONDA

IL DAY AFTER CON

LETIZIA BRICHETTO ARNABOLDI CONIUGATA MORATTI

CHE COMINCIA IL MEA CULPA

E DECIDE DI LAVORARE

ANCHE IL SABATO

ED ORA ALL’ELENCO DI QUELLI CHE

PORTANO FORTUNA

A LEI E A LUI

METTIAMO

SANDRO BONDI

LAURA RAVETTO

LI AVEVAMO DIMENTICATI

E CI SCUSIAMO

E GIA’ CHE CI SIAMO RICORDIAMO

CHE NEL 2006, LUI  EBBE

52.000 VOTI ,

ORA NE HA TOTALIZZATI POCO PIÙ DELLA METÀ

 27.972.

 

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GIOVEDI  19 MAGGIO 2011

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nota d’apertura

 

Russia oggi

 

di Secondo Fortichiari

 

® MOSCA. C'è timore in Russia per il riaffacciarsi di organizzazioni e partiti che si richiamano alla tragica esperienza del nazismo: perché qui, quanto di recente avve­nuto in varie città, ha suscitato allarme in tutte le coscienze de­socratiche post-sovietiche. Si ripropone, di conseguenza, la difesa dei valori di libertà e di democra­zia. Ed è questo il primo “aspetto” che si scopre durante un rapido (e sicuramente superficiale) soggiorno di studio qui nella capitale.

Gli altri aspetti che ho esaminato (con l’aiuto del politologo Igor Repin) sono stati quelli della economia e delle questioni giovanili.

Procedo per ordine con il riaffacciarsi – come ho detto – di organizzazioni e partiti di stampo nero e/o rosso bruno. E dico subito che la situazione è difficile e preoccupante:  con fantasmi che tornano dal passato a rendere inquie­tante il futuro.

I russi di oggi – quelli sensibilmente impegnati nel far uscire il paese dai dogmi dello stalinismo -  credevano fermamente di essere “usciti” dalla barbarie na­zista: con la tragedia dell'Olocausto di sei milioni di ebrei sterminati nei "lager" di Dachau, di Bergen-Belsen, di Mauthausen, di Au­schwitz. Una barbarie condannata dalla coscienza de­mocratica dell'Europa. Invece, anche qui in Russia, c’è una ruota della storia che sbatte in faccia espressioni come queste: "il nazismo era un regime criminale secondo il concetto di storia oggi in auge", "il Reich ebbe una sua politica per l'occupazione", "tra i fatti deplorevoli della storia vi sono anche i crimini degli ebrei nei confronti dei cristiani", "Reder (l'ufficiale tedesco che comandò la strage di Marzabotto) era solo un soldato che ha fatto il suo dovere", "è impossibile riportare gli ebrei in Austria perché la gente farebbe un salto indietro se vedesse ambulanti ebrei correre per le strade di Vienna".

Ed è naturale che l’osservatore straniero si trova obbligato a ragionare su quanto accade.

Entra qui in campo un altro  settore che riguarda l’approccio economico che si registra in questa Russia che non è più post-sovietica e che si appresta, invece, ad essere caratterizzata dall’epoca (ancora in auge) di Putin, con la variante di Medvedev. I due, infatti, pur correndo insieme, viaggiano su due binari che sembrano paralleli, ma che a volte si distanziano.

In questo contesto torna a farsi vivo un personaggio come Andrei Illarionov che dai centri del potere russo è passato a studiare il tema della “Russia” negli istituti di ricerca statunitensi. E qui a Mosca ho avuto occasione di parlare con alcuni suoi collaboratori e seguaci. E so che Illarionov fece parte  del gruppo di economisti liberali che cambiarono  la Russia, anche se il termine in politica russa è una sorte di maledizione.

I primi liberali furono i vari Gaidar, quelli con i quali  Illaroniov lavorò  nel periodo 1993-1994. Ora Illarionov, dopo le scomuniche dei dogmatici, viene riportato al centro dell’attenzione proprio per le cose che va propagandando.

E così non mi resta che chiedere ad un suo vecchio collaboratore se Medvedev, oggi, possa essere considerato come un “liberale”. La risposta è negativa. E questa è la spiegazione: “N on è sufficiente essere gradito alla comunità imprenditoriale internazionale per essere un liberale”.

Detto questo – facciamo notare - non si può negare che la crescita economica abbia favorito una diffusione del benessere e il sorgere di una classe media.
La  classe media – questa la sintetica risposta - ancora non esiste. La Russia è il mercato più grande per la vendita di Bmw, macchina diffusa soprattutto fra i burocrati di stato. I siloviki – quelli che hanno sede nei centri del potere - non hanno un disegno strategico nelle loro nazionalizzazioni, perché l’unico interesse è far tornare sotto controllo statale tutti i settori dell’economia che permettono di incassare denaro liquido. Come ha detto un politico russo, la Russia è un’azienda di stato e con le elezioni si scelgono i top manager.

Infine, e sempre in sintesi, le questioni giovanili. Tenendo presente che nei giorni scorsi alcune librerie  moscovite che si occupano di tematiche giovanili hanno organizzato una serie di seminari-dibattiti chiamando a raccolta esponenti di varie organizzazioni e tendenze. E c‘erano anche alcuni giovani di organizzazioni trotskiste della Svizzera e dell’Italia. Alle riunioni – alle quali ho partecipato sfruttando le amicizie che il nostro Carlo Benedetti ha a Mosca – è stato ribadito che con il crollo dell'Unione Sovietica si sono sfaldate le organizzazioni che si erano occupate dell'educazione dei giovani: le Dom Kultury e Dom Pionierov, perni del socialismo culturale sovietico. Oggi sono rovine, o palazzine riconvertite in negozi da parrucchiere o studi dentistici. "I genitori non sono più in grado di occuparsi dei figli, schiacciati tra lavoro e incombenze quotidiane", ha spiegato un  sociologo esperto di estremismo giovanile. I giovani crescono da soli, in una società più povera e più disattenta. E sempre più spesso accrescono le file di movimenti giovanili violenti. C’è poi la situazione economica che caratterizza la Russia del post '91, con disoccupazione diffusa e una rabbia crescente verso gli immigranti, per la gran parte clandestini, che arrivano a Mosca in cerca di lavoro e vengono percepiti dalla popolazione come usurpatori e ladri di un lavoro già scarso. Intorno ai quindici anni molti ragazzi iniziano a frequentare club come quello di Tesak, che conta una dozzina di sedi nelle maggiori città russe. Vengono da background medio-bassi ma abbastanza ricchi da potersi permettere le dispendiose "divise" skinhead: anfibi, giubbotto di pelle, tatuaggi. Durante gli studi vivono di lavoretti…

A questa analisi della realtà sociale russa danno man forte i rappresentanti italiani che riferiscono del ruolo nefasto dei centri sociali.

Si parla così delle manifestazioni dei centri sociali e si fa l’identikit di quei fannulloni e teppisti che abitano nel condominio dell’estremismo. In Russia come in Italia – è stato detto in proposito – la fauna è la stessa. Figli ben nutriti di una borghesia rampante. Giovinastri con soldi in tasca e con cervelli vuoti. Parlano di Lenin e del Che intanto tirano pietre contro la società.

Tornerò su questo tema con la prossima corrispondenza. Intanto a mò di aggiornamento noto che alla parata militare del 9 maggio in ricordo della Vittoria nella 2° guerra mondiale – fatta in ogni città russa - teppisti ed estremisti russi e stranieri hanno cercato di far valere le loro idee contro il militarismo. Come dire che le divise non hanno colore.

(http://puntofermo.livejournal.com/ 19 maggio 2011. giovedi  fermopunto@tiscali.it)

 

 

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C’E’ CHI HA MESSO LA FACCIA

E C’E’ CHI CI HA RIMESSO IL DIDIETRO INTESO COME CULO

INTANTO ECCO  QUELLI CHE PORTANO FORTUNA

MARIO MANTOVANO

MAURIZIO SACCONI

DANIELA SANTANCHE’

DANIELE CAPEZZONE

MAURIZIO GASPARRI

PIETRO BELPIETRO

VITTORIO FELTRI

IGNAZIO LA RUSSA

MAURIZIO LUPI

FABRIZIO CICCHITTO

DENIS VERDINI

SONO LORO CHE HANNO GRIDATO

VOTA ANTONIA

 INTESA COME

LETIZIA BRICHETTO ARNABOLDI CONIUGATA MORATTI

ORA TUTTI AL LAVORO PER

I BALLOTTAMENTI

MA IL GRILLO NON SI CONCEDE

E DICE CHE DESTRA O SINISTRA

SONO EGUALI

INTANTO IL CAVALIERE

NELLA SUA ROCCAFORTE  SI FERMA A

27.972 VOTI

CONTRO I

53.297

DELLE ELEZIONI DEL 2006

BEL COLPO

 

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MERCOLEDI  18 MAGGIO 2011

Questi appunti sono scritti dall’altra parte, controcorrente, con una autonomia di pensiero, contro le lobby, contro i clan, contro i carrieristi-professionisti della politica, contro le nomenklature, contro i dogmi, contro le logge. “Puntofermo” odia la retorica, il populismo, le messe cantate, le liturgie e le autoassoluzioni, si nutre di contemporaneità, di curiosità, di pragmatico radicalismo. E’ moderno e arcaico. In questo sito c'è posto per tutti

e per tutte le posizioni

 

OGNI DOMENICA SU PUNTOFERMO C’E la nostra rubrica DI POLITICA INTERNAZIONALE. per aggiornamenti quotidiani di politica estera cliccate: WWW.ALTRENOTIZIE.ORG

 

 

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«I Grillini sono una presenza particolarmente significativa, in particolare in aree dove il centrosinistra governa e dove si vede sempre, dall'altro lato, un forte indebolimento della destra. Questo sollecita un messaggio molto chiaro a quel movimento: non si può stare nell'infanzia sempre. Se si diventa un soggetto politico bisogna tirare le somme e decidere»

Pier Luigi Bersani

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note d’apertura

 

Grillo

® "Siamo a Parigi Montmartre, Jean Claude, Jean Pierre si chiamano tutti così, siamo con il meet up di Parigi, ragazzi splendidi, hanno organizzato un convegno ieri sera sull’acqua pubblica che qua hanno resa pubblica dopo anni di impero della Veolia, è venuta la Vicesindaco di Parigi a parlare, una ragazza splendida, abbiamo fatto un’intervista che manderemo in onda. Da Parigi sembra tutto così un po’ offuscato, devo debuttare in teatro stasera, però stavo leggendo un po’ di cose, abbiamo fatto una roba… Sto leggendo due commenti e il più normale è: "Ahhhhh!!!", è una roba incredibile. Signori abbiamo messo in crisi, come era d’altronde l’intento, questa politica ormai fumosa, finita, che non dice più niente. Voglio rivolgermi e ringraziare chi ci ha dato il voto, vi ringrazio con il cuore, ma non pensate di averci delegato a fare qualcosa, vi siete autodelegati, vi siete dati il voto, avete messo uno di voi, un cittadino dentro il Comune, quindi adesso dovete lavorare in nero perché non vi paghiamo, quindi tutto in nero, è bellissimo, per fare progetti da mettere dentro il vostro Comune, avete un cittadino che è dentro, che ha due funzioni: quella di essere un terminale di un social network dei cittadini fuori e della Rete, che fa la sentinella, fa il disinfettante, mette fuori tutti i documenti pubblici, saranno veramente pubblici sulla Rete e conseguentemente sarà anche un terminale della Rete, un punto della Rete dove voi dovete progettare, voi, il taxista, il medico, il vigile, il cittadino normale darà delle indicazioni su come sarà la mobilità, come dovrebbe essere la sanità… sulle cose che vi riguardano. Quindi abbiamo bypassato questi partiti morti, non siamo il terzo polo di nessuno, Casini, Fini, Rutelli, questi fantasmi… non ci aggreghiamo con nessuno, destra e sinistra sono la stessa cosa, che facciano Pisapia o Moratti sindaco, faranno sempre l’Expo e milioni di metri cubi di cemento, che ci sia Fassino, che è un dipendente di De Benedetti, sicuramente vorrà fare la Tav e fare degli inceneritori, quindi fanno finta di bisticciare poi sulle scelte sono identici, sul cemento, sul conflitto di interessi, sulla legge elettorale che non hanno detto niente che è una porcata vergognosa, sullo scudo fiscale.

Adesso nasce un nuovo scenario, ma vi voglio dare due dati perché è straordinario, quasi il 10% a Bologna, il 10% a Ravenna, il 15% a Rimini, il 5% a Torino, l’8% a Savona, ma ci sono delle cose meravigliose, Bovolone! Abbiamo un consigliere a Bovolone, abbiamo un seggio a Sala Baganza con il 9,58, abbiamo un ballottaggio a Rimini, siamo all’11,5 %, Savona il 9, Siena siamo al 3,6. A Varese, siamo entrati con un consigliere, a Varese della Lega che è venuto il fotografo dell’Ansa e ha fatto la foto della piazza vuota, poi si è riempita ovviamente, ma lui ha mandato le foto della piazza vuota.

In Veneto sono felice per gli amici veneti perché sono veramente straordinari, mi duole e abbraccio con forza i napoletani e i salernitani, il più bel gruppo d’Europa, sono meravigliosi, non ce l’abbiamo fatta, ma lì lo capiamo, sappiamo il perché, ex amici e Rete che non c’è, voto di scambio, è molto più difficile. Una cosa importante è che se andiamo a vedere quanto abbiamo speso a voto, sarà 50 centesimi, sempre campagne da cifre enormi, 300/400 anche mille euro, di soldi che ci avete dato voi, quindi siete gli unici al mondo, siete i votanti paganti e è una cosa straordinaria togliere i soldi alla politica, perché se togli i soldi alla politica diventa veramente gioiosa, brillante, appassionante e onesta. vi abbraccio veramente e noi non siamo né a destra, né a sinistra, siamo già andati oltre!. Beppe Grillo”

(http://puntofermo.livejournal.com/ 18 maggio 2011. mercoledi  fermopunto@tiscali.it)

 

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«In queste elezioni amministrative ha perso Berlusconi. Una campagna elettorale tutta sbagliata, dagli assurdi manifesti 'Fuori le Br dalle procure' alla clamorosa gaffe della Moratti in dirittura finale».

Giuliano Ferrara

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Sovranità

® Il  Movimento astensionista politico per il rilancio della sovranità popolare,  ringrazia il ministro dell’Interno On. Roberto Maroni e tutta la macchina elettorale del Viminale per l’accreditamento concesso a una delegazione  del Movimento di seguire all’interno dell’area politica del ministero le fasi di elaborazione e illustrazione dei dati e risultati elettorali.

Il prestigioso riconoscimento caratterizza una nuova fase che finalmente inizia a rivalutare anche la sovranità degli astensionisti politici, ampliando di fatto la valenza giuridica e istituzionale del loro operato ai fini di un rafforzamento ulteriore dell’intero assetto democratico italiano.

Gli obiettivi del Movimento, che vanno nella direzione esclusiva dell’affermazione dei principi della democrazia partecipativa, ritengono prioritaria la valenza della considerazione sovrana anche di chi decide di non recarsi alle urne o, fra incertezze e difficoltà, di esprimere scheda bianca o nulla.

Mentre, l’evidenziazione contemporanea del consenso elettivo da porre in relazione all’intero corpo elettorale e non solo al corpo votante è invece fondamentale per caratterizzare quel termometro di immediata visibilità dello stato reale della stessa democrazia, evitando così di alimentare ulteriori derive autoritaristiche o clientelari.

Per questi motivi si chiede ai mass media, chiamati anch’essi a un ruolo di più attiva vigilanza democratica, di non essere solo amplificatori passivi di una rappresentatività alterata o spropositata in rapporto al popolo sovrano, come invece sempre più spesso sta emergendo in questi ultimi anni in Italia, per gli effetti dei sistemi elettorali vigenti e le conseguenze di un crescente  astensionismo consapevole.

(http://puntofermo.livejournal.com/ 18 maggio 2011. mercoledi  fermopunto@tiscali.it)

 

 

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"Elezioni municipali: grosso schiaffo per Silvio Berlusconi a Milano. Venuto in soccorso del sindaco uscente di Milano, Letizia Moratti, Silvio Berlusconi ha subito ieri un serio rovescio nella sua città natale, che è anche il suo collegio elettorale politico, al primo turno delle elezioni amministrative", spiega il quotidiano, che ricorda come il primo ministro italiano si sia "impegnato personalmente"

Liberation

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Wiki

® L'utilizzo di Internet e la cronaca recente ci hanno abituati a termini che iniziano con il prefisso «wiki», dalla consultatissima Wikipedia al controverso WikiLeaks. Il termine, in origine un vocabolo hawaiano che significa «rapido», identifica un sito web collaborativo, i cui contenuti possono essere modificati con facilità, pur nel rispetto di alcune regole, grazie al ricorso a un software che rende particolarmente agevoli gli interventi di qualunque utilizzatore e che è alla base dell'aspetto grafico omogeneo che accomuna tutti i wiki. Le modifiche sono registrate in una cronologia, che permette di confrontare e ricostruire in ogni momento le versioni via via apparse.

L'adozione del termine «wiki», ispirata proprio da questa facilità d'uso, si deve a Ward Cunningham, programmatore statunitense, che nel 1995 creò il primo wiki della storia, il Portland Pattern Repository, a sostegno di una comunità di sviluppatori di software.
I wiki appartengono a quella categoria di applicazioni informatiche note come social software, che consentono un elevato grado di interazione tra gli utenti e per questo attirano quanti sono interessati allo sviluppo di risorse Internet in comune. Adottano infatti un modello di comunicazione «da molti a molti», consentendo l'integrazione dei contributi in un unico testo, di cui tutti coloro che intervengono sono coautori. Si differenziano quindi dai blog che ricorrono a un tipo di comunicazione unidirezionale «da uno a molti», e dai forum, in cui gli interventi dei partecipanti su uno stesso argomento appaiono in successione cronologica.

(http://puntofermo.livejournal.com/ 18 maggio 2011. mercoledi fermopunto@tiscali.it)

 

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"Milano bastona Berlusconi alle municipali. Il centrosinistra conferma il suo feudo a Torino e Bologna, ma diventa la terza forza a Napoli",

El Pais

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editoriale

BERLUSCONI E LA PAURA DEL RACCONTO. A PROPOSITO DI SILVIO FOREVER

 

di Alberto Gangemi

 

® Più d’uno ha scritto che Silvio Forever, il film di Roberto Faenza e Filippo Macelloni, scritto da Gian Antonio Stella e Marco Rizzo, è un film su Berlusconi diverso da tutti gli altri. Chiunque l’abbia visto sa che è così. Gli stessi autori e registi lo attribuiscono a una scelta di genere inedita come l’autobiografia non autorizzata. Di biografie non autorizzate di B. se ne contano a decine, in effetti, ma di autobiografie ancora non se ne erano viste.

Le malefatte del Presidente del Consiglio, i vizi, le frequentazioni, le parole d’ordine, gli amici, il Milan, la Televisione, le Donne e Mamma Rosa: tutto questo lo spettatore già lo sa a menadito: quello che c’era da sapere, in fondo, lo si è saputo. Colpisce, invece, sentirselo raccontare dalla viva voce dell’interessato, come si dice, «con parole sue». Basta solo questo a rendere Silvio Forever un’esperienza nuova agli occhi di un popolo assuefatto alla retorica berlusconiana quanto alla critica antiberlusconiana? Eugenio Scalfari, commentando il film sull’«Espresso», aggiunge: Il montaggio dei fatti non lo fa Berlusconi filtrandoli con la sua memoria di oggi, ma lo fa Faenza all’insaputa di Berlusconi. È questa la trovata scenica ed è stato questo l’improbo lavoro dei ricercatori-sceneggiatori. Che cosa arriva allo spettatore, qual è il senso di quella vita vista in retrospettiva? […] Il personaggio è un esempio di coerenza, non è mai cambiato dall’infanzia fino ad oggi.

Questa nota rende più esplicita la natura della novità rappresentata da Silvio Forever. Gli elementi di interesse sono due: la costruzione di uno sguardo retrospettivo e quella di un personaggio coerente. Da queste premesse, Scalfari conclude scommettendo sul fatto che a Berlusconi, il Berlusconi di Silvio Forever, non piacerà. La scommessa va sottoscritta: chi in questi 17 anni ha curato la sua immagine, la costruzione del suo personaggio non sopporterà di vedere così maltrattato il frutto del proprio lavoro. La ragione è questa: Silvio Forever fa dire e fare al leader ciò che un leader come Berlusconi non deve mai né dire né fare. È così che il film aiuta a capire la natura del berlusconismo, mostrando al suo spettatore la strategia che la leadership del Cavaliere che produce e riproduce ogni giorno.

Di cosa è fatta, questa leadership? Essenzialmente di quattro elementi. I primi due lo accomunano a buona parte dei politici europei:

– Personalizzazione e la concentrazione dell’attenzione sulla figura del capo;

– neutralizzazione del confine tra pubblico e privato (ovvero: integrazione del privato come spazio della contesa politica).

In Silvio Forever, la scelta del genere autobiografico li mostra entrambi con molta efficacia.

Gli altri due elementi sono più strettamente legati alla personalità del Cavaliere, e racchiudono ciò che diremmo il suo stile politico: quell’insieme di comportamenti che Berlusconi assume in modo regolare e ossessivo nelle situazioni disparate in cui è coinvolto, e che lo rendono riconoscibile ovunque si trovi a operare:

–  la frammentazione dell’azione di governo e moltiplicazione delle ribalte per il leader;

–   la sospensione della durata a favore della velocità.

Solitamente, chi racconta la vita di un uomo di potere come Berlusconi si limita a mette in fila dei fatti: lascia alla forza e all’evidenza di un elenco incredibilmente lungo il compito di condurre lo spettatore alle giuste conclusioni. L’analisi di questi due tratti stilistici resta, per lo più, sullo sfondo. Come si racconta, infatti, uno stile? La questione non è banale, perché lo stile è una nozione sfuggente, e più che capirlo, uno stile lo si sente.

Gli autori di Silvio Forever hanno trovato, invece, il modo per renderlo consistente e, dunque, criticabile. Il modo è affrontare lo stile berlusconiano sul terreno, appunto, stilistico: adottare nel film uno stile opposto a quello del Cavaliere, grazie al quale il secondo diventa, come in filigrana, il vero contenuto della narrazione. Ecco allora che per raccontare una leadership frammentata e veloce, Silvio Forever allestisce una narrazione autobiografia continua, coerente e duratura. Il potere di questo rovesciamento è sorprendente.

Berlusconi è il campione della situazione contingente: è un leader di superficie, in grado di occupare con efficacia tutte le scene, di impadronirsi di tutti i temi, di impegnarsi su tutti i terreni e con tutti i pubblici. In questo incarna perfettamente due tratti tipici della politica contemporanea: la velocità delle performance, la refrattarietà ai clivages ideologici. Il tipo di valori e di significati politici che questa condotta produce sono principalmente di natura emotiva: servono per tenere alta la tensione intorno alla sua persona. Identificazione, repulsione, affetto, disprezzo: tutto va bene, purché l’intensità delle relazioni che il suo comportamento genera resti sopra le righe.

Ogni situazione fa testo a sé: per ciascuna Berlusconi elabora la propria verità, il codice più adeguato. La cornice istituzionale, il rispetto di consuetudini e prassi, l’appartenenza a uno schieramento, semplicemente, non sono pertinenti. Chi gli rimprovera di raccontare menzogne ignora che la struttura della sua leadership non contempla la differenza tra vero e falso. È vero ciò che la situazione richiede sia vero. Per questa ragione l’habitat naturale del Cavaliere è l’emergenza (che quando non è tale, viene ricreata ad arte, per poter agire come se lo fosse). Ne deriva, insomma, un leader dall’aspetto mostruoso, un assemblaggio di pezzi eterogenei, di prese di posizioni contraddittorie, di «sparate» incredibili, di affermazioni e smentite continue.

Se una leadership del genere è ancora vincente è grazie a una precauzione che il Cavaliere si è scrupolosamente curato di prendere: impedire all’opinione pubblica di cucire insieme tutti i momenti di questi vent’anni di vita pubblica; non cedere il monopolio del proprio racconto, non lasciare che nel racconto emergano i legami tra i fatti e i discorsi che, con tanta cura, egli tiene a mantenere nascosti. Più d’uno gli ha guastato la festa, ma nessuno lo aveva ancora fatto come Silvio Forever.

In sala, infatti, lo spettatore fa l’esperienza della durata. Sullo schermo Berlusconi gli appare in maniera inedita: come sempre, in prima persona (grazie anche, va detto, all’interpretazione di Neri Marcorè), ma, come dice Scalfari, coerente. Come se fosse sul lettino dell’analista, il racconto fila intorno al tema unico della costruzione della sua personalità eccezionale. Tutto quello che Silvio racconta prende armonicamente posto dentro la cornice. Una narrazione che stride con l’effervescenza berlusconiana: invece che la moltiplicazione di eventi sempre presenti, indipendenti dal prima e dal poi, il film mostra lo svolgimento piano di un racconto senza intoppi. Ogni scena contribuisce a consolidare l’immagine di una persona che non è mai cambiata: sin dall’infanzia, determinata, cinica e interamente votata al raggiungimento esclusivo del proprio interesse.

Dopo un’ora e mezza di proiezione, la vitale contraddittorietà di Berlusconi è così perduta, e con essa la sua giovinezza posticcia.

Silvio Forever è dunque un film avvincente perché affronta il berlusconismo ad armi pari, costringendo il Cavaliere a subire sul terreno della comunicazione, dove, normalmente, è abituato a comandare. Il brivido di questo rovesciamento dei rapporti di forza è impagabile, e lo spettatore, senza dubbio, ne godrà.

Questo film riguarda anche il centro-sinistra, che da tempo prova a battere Berlusconi. Per farlo, ha finora adottato due strategie opposte, ottenendo opposti risultati. Per due volte, nel 1996 e nel 2006, ha scelto una personalità, Romano Prodi, completamente differente da Berlusconi. Del tutto eterogenea, per stile, contegno, formazione, storia, uso della comunicazione. In entrambi i casi, una scelta vincente. Per due volte, invece, la strategia è stata, almeno nelle intenzioni dei leader della coalizione, di affrontare Berlusconi «a casa sua», personalizzando la campagna, puntando su candidati telegenici, imitando perfino le parole d’ordine: come ha recentemente scritto Gustavo Zagrelbesky nella Lingua del tempo presente (Einaudi 2010) le analogie tra l’incipit del testo della famigerata discesa in campo del 1994 e quello del manifesto dei valori del Pd, tredici anni dopo, sono quasi imbarazzanti(1), e testimoniano dell’egemonia della retorica berlusconiana nel nostro discorso pubblico. L’esito è noto: Nel 2001, Francesco Rutelli, nel 2008 Walter Veltroni, sono stati entrambi sconfitti.

Ora, è forse legittimo (anche se incomprensibile) che una coalizione cambi la propria strategia elettorale vincente con una che ha fallito già una volta. Tuttavia, se lo fa dovrebbe aver chiaro cosa vuol dire giocare sul terreno del proprio avversario. L’imitazione, infatti, non solo non paga, ma è sbagliata e produce effetti nefasti: sfidare Berlusconi sul terreno della comunicazione e della personalizzazione vuol dire inventare forme e strumenti di comunicazione che mettano in crisi la sua rappresentazione mediatica; mettano a nudo le sue contraddizioni; gli sottraggano l’agenda e la capacità di definire il frame della campagna. Certo che le elezioni non si vincono senza una comunicazione efficace. Ma appropriarsi delle parole e dei temi berlusconiani, e provare a darne un’interpretazione di sinistra non è una strategia, è un suicidio.

Per cambiare rotta, gli strateghi del centro-sinistra potrebbero cominciare con l’andare al cinema. La visione di Silvio Forever è caldamente consigliata.

 (http://puntofermo.livejournal.com/ 18 maggio 2011. mercoledi  fermopunto@tiscali.it)

 

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"Ci sono in ballo delle città importanti e vigileremo, non accetteremo che i mezzi televisivi di informazione vengano invasi, come Berlusconi ha intenzione di fare. Non è accettabile un andazzo di questo tipo".,

 Pier Luigi Bersani,

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CLICCATECI ANCORA, NON VI PENTIRETE

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(no subject)
puntofermo

BALLOTTIAMOLI

COMUNQUE SIANO ANDATE LE COSE

 UN FATTO E’ CERTO

IL BERLUSCONISMO RICEVE

GROSSI COLPI.

 SI E’  IN PARTE ARRESTATO…

LA PROPAGANDA POPULISTICA , LA MANIPOLAZIONE MEDIATICA, LE ACCUSE ALLA MAGISTRATURA, L’OSSESSIONE PER IL COMUNISMO, IL FANGO…

 NON HANNO PAGATO

INTANTO C’E’ UNA NOVITÀ,

QUELLA DELLA

“BRECCIA DI PISAPIA”

POI C’E’ IL

SALTO DEI GRILLINI

CHE E’ LA GRANDE NOVITA’ DI QUESTA “CONSULTAZIONE”

 

PUNTOFERMO

http://puntofermo.livejournal.com/

fermopunto@tiscali.it

MARTEDI  17   MAGGIO 2011

Questi appunti sono scritti dall’altra parte, controcorrente, con una autonomia di pensiero, contro le lobby, contro i clan, contro i carrieristi-professionisti della politica, contro le nomenklature, contro i dogmi, contro le logge. “Puntofermo” odia la retorica, il populismo, le messe cantate, le liturgie e le autoassoluzioni, si nutre di contemporaneità, di curiosità, di pragmatico radicalismo. E’ moderno e arcaico. In questo sito c'è posto per tutti

e per tutte le posizioni

 

OGNI DOMENICA SU PUNTOFERMO C’E la nostra rubrica DI POLITICA INTERNAZIONALE. per aggiornamenti quotidiani di politica estera cliccate: WWW.ALTRENOTIZIE.ORG

 

 

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 “Che differenza c'è tra emigrazione e migrazione? Sono la stessa cosa, ma considerata su un diverso arco di tempo. È emigrazione quella dei milioni di italiani partiti nei 150 anni successivi all'Unità. I grandi spostamenti di popolazioni su larga scala (in passato dall'Asia, oggi dal Sud al Nord del mondo) sono invece considerati migrazioni”

Francesco Cavalli-Sforza

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note d’apertura

 

Rebus

 

di Lucia Bigozzi

 

® Il voto amministrativo dice tre cose. La prima: il centrodestra segna il passo a Milano con la Moratti costretta al ballottaggio da Pisapia che spiazza tutti, perfino i suoi. La seconda: la debàcle del Pd a Napoli dove al secondo turno con Lettieri ci va il dipietrista De Magistris e la conferma di una radicalizzazione a sinistra, da un lato l’Idv, dall’altro i vendoliani, e terzo incomodo, i grillini. Coi democrat al traino, fatta eccezione per la vittoria netta di Piero Fassino a Torino e quella che si profila al primo turno per Merola a Bologna, anche se c’è la sorpresa del Movimento Cinque Stelle che sfiora il 10 per cento. La terza: la performance non esaltante del Nuovo polo casinian-finiano inchiodato ad un consolatorio 5.6 per cento a Milano, nella stessa città dove Bocchino aveva vaticinato l’exploit di Manfredi Palmeri.

L’effetto immediato è un Terzo Polo già diviso tra chi come Urso e Ronchi sanno fin d’ora cosa fare il 5 e 6 giugno, mentre Bocchino e i pasdaran futuristi puntano a essere l’ago della bilancia. Tutto mentre Casini, Fini e Rutelli ripetono che il bipolarismo è finito e riuniti in conclave decideranno la linea solo oggi, a bocce ferme, anche se l’orientamento pare essere quello della libertà di voto. La realtà di questo voto dice anche altro: ci sono alcune piazze, a cominciare da Bologna dove i candidati terzo polisti sono stati scavalcati da quelli di Grillo.

Milano, avviso al Pdl. Il 42 per cento (secondo le ultime e parziali proiezioni) della Moratti pesa molto nel centrodestra. Il sindaco uscente si giocherà il tutto per tutto al ballottaggio e con lei le forze che la sostengono, Pdl e Lega in testa. Ma soprattutto per Berlusconi la sfida milanese rappresenta uno snodo importante, perché la forte caratterizzazione del significato politico di questo voto, l’impegno in prima persona e la sua candidatura a capolista del Pdl per Palazzo Marino hanno inevitabilmente trasformato l’appuntamento elettorale in una sorta di referendum pro o contro il premier. E la flessione di Pdl e Lega nei voti di lista, segnala che qualcosa non ha funzionato. Al di là delle dichiarazioni prudenti fino all’ultima scheda scrutinata, i numeri sono difficilmente interpretabili. 

C’è dell’altro: nella sfida all’ombra della Madunina, bisognerà leggere bene la performance del Carroccio che sì, è convintamente a sostegno della Moratti e lavorerà per la vittoria al secondo turno ma la sensazione che serpeggia nei ranghi pidiellini è che gli uomini del Senatur non si siano spesi fino in fondo e al massimo per accompagnare la Moratti alla vittoria al primo turno. E questo allo scopo di incassare proprio in vista del ballottaggio un peso maggiore nella prossima giunta di centrodestra, a cominciare dalla poltrona di vicesindaco rivendicata dal Carroccio (da due legislatura appannaggio di De Corato, ex An oggi nel Pdl)  e per la quale è dato in pole position Matteo Salvini, consigliere comunale ed europarlamentare.  E non è escluso che il tutto possa avere anche effetti sugli equilibri nazionali.

Bocche cucite e aria tesa nel quartier generale di via Bellerio. I commenti sono rinviati a tarda sera, in attesa dei risultati definitivi, ma qualcosa esce ed esce dalla bocca dello stesso Salvini per il quale a Milano “sono stati compiuti degli errori”. Facile immaginare che il politico padano li individui tutti nel campo dell’alleato, cioè il Pdl. Bisognerà vedere quanto questo ‘avviso di sfratto’ al centrodestra o “la breccia di Pisapia” come nel centrosinistra  l’hanno già ribattezzata, riuscirà a ricompattare le forze moderate e soprattutto a riallacciare i contatti con i terzo polisti per fare fronte comune e battere il candidato vendoliano Pisapia.

Ipotesi alla quale guarda con interesse Gaetano Quagliariello, vicepresidente dei senatori del Pdl che a questo punto si domanda come faccia il terzo polo, di fronte a una radicalizzazione della sinistra “a mantenersi su una posizione neutra”. Ed è proprio sulla radicalizzazione della sinistra che il vicepresidente dei senatori insiste evidenziando che Casini non può sottoscrivere un patto con la sinistra vendoliana o dipietrista e che proprio per questo occorre “radunare il voto del polo moderato”. Così a Milano, così a Napoli. Così come in Calabria dove l’alleanza dell’Udc col Pdl  dice che quando le forze moderate stanno insieme, sono maggioritarie nel paese. Quanto alla performance della Moratti, Quagliariello non si nasconde dietro un dito: “Conservare i voti a Milano senza quelli di Fini e di Casini sapevamo che oggettivamente era difficile. Io non ho mai pensato a una vittoria al primo turno ma a un ballottaggio favorevole”. Detto questo rileva difficoltà speculari sia nel Pd con l’esempio di Milano e Napoli che tra i terzopolisti che “ora dovranno scegliere” da che parte stare.

Terzo Polo al bivio. Nelle dichiarazioni di rito Casini da un lato e Bocchino dall’altro suonano la grancassa del terzo polo determinante per i ballottaggi. In realtà il 5,6 di Palmeri a Milano e l’8 per cento di Pasquino a Napoli non sono certo risultati stratosferici da enfatizzare, men che meno il fatto che in città come Bologna il candidato di Casini è stato surclassato da quello di Beppe Grillo (che sfiora il 10 per cento). Né la performance del terzo polo può essere interpretata come un ottimo viatico in chiave 2013. Per un semplice motivo: adesso e forse una volta per tutte, il terzo polo deve decidere da che parte stare. La politica del ‘un po’ di qua e un po’ di là’ non basta più e non può bastare, a maggior ragione di fronte a una radicalizzazione della sinistra. Il che significa che a Milano, Casini dovrà scegliere se far convergere i voti moderati sul candidato vendoliano Pisapia o sulla Moratti e a Napoli se sostenere il candidato dipietrista De Magistris o seppure lavorare per la vittoria di Lettieri.

D’ora in poi non ci sono più mezze misure e la decisione potrebbe avere un peso specifico (in termini di consensi) anche in vista delle politiche, tra due anni. Un bel dilemma per Casini e i suoi. Un nuovo motivo di lacerazioni dentro Fli, con Urso e Ronchi che hanno già scelto da che parte stare al secondo turno, cioè con il centrodestra. E sul fronte dei pasdaran con Bocchino convinto che, invece, i colleghi di partito parlano a titolo personale e che sarà Fli a individuare la linea definitiva nei prossimi giorni. Dunque, da queste amministrative il partito di Fini potrebbe uscire con una spaccatura forse definitiva. Per Casini una grana in più.

Pd ‘ostaggio’ di Vendola e Di Pietro. De Magistris che sorpassa Morcone a Napoli, Pisapia che a Milano spiazza tutti. Due fotografie per certi aspetti speculari che evidenziano tutta la difficoltà di un partito, il Pd, che pure in questa tornata elettorale ha dovuto andare al traino di Vendola e Di Pietro. Sono loro, i leader di una sinistra radicale il primo e di una sinistra giustizialista e populista il secondo, quelli che possono cantare vittoria perché in entrambi i casi hanno rifilato una ‘lezione’ a Bersani e D’Alema incassando un risultato elettorale ‘personale’ che lascia poco spazio alle interpretazioni. 

A parte la vittoria schiacciante di Fassino a Torino e quella ancora non certa ma probabile di Merola a Bologna, i democrat fanno i conti con gli alleati e con un dato oggettivo: una radicalizzazione fortemente ideologizzata che rischia di fagocitare il fragile equilibrio interno sul quale si regge il partito di Bersani. E a poco vale l’esultanza di Bersani o le parole di miele che Di Pietro gli dedica commentando i risultati elettorali.

Perché la sinistra è bravissima a ricompattarsi attorno all’unico collante che la tiene insieme – l’antiberlusconismo – ma il rischio vero è che il primo partito di opposizione debba piegarsi ai diktat degli alleati. Vecchi, nuovi o presunti.

(http://puntofermo.livejournal.com/ 17 maggio 2011. martedi fermopunto@tiscali.it)

 

Alternativa

 

di Antonio Di Pietro

 

@ Come volevasi dimostrare. Un altro governo è possibile, per le città e per il Paese, e di questo governo l’Italia dei Valori può essere il motore e il promotore. Siamo quelli che in modo più determinato hanno fatto opposizione al governo Berlusconi e al suo modo di fare politica per interessi personali. Siamo stati quelli che nel momento dell’assunzione di responsabilità, a Torino, a Milano, a Bologna, a Napoli e in mille altre città, non sono scappati, non si sono isolati ma si sono messi in gioco in una coalizione, la coalizione di centrosinistra. Fermi nel non voler essere etichettati come estremisti di sinistra. Siamo un partito post-ideologico, nato dieci anni dopo la caduta del Muro di Berlino e vogliamo parlare anche a quell’elettorato della Lega che gli dice delle cose il sabato e la domenica e poi li frega il lunedì e il martedì.

Vogliamo parlare a quei cittadini che vogliono vedere affrontati i problemi veri del Paese, le priorità reali, e non le leggine ad personam. In questo senso anche il messaggio di Napoli, con il candidato dell’Idv Luigi de Magistris che si pone come l’alternativa possibile in una situazione così difficile, fa capire che un’alleanza Pd-Idv-Sel, aperta anche alle altre formazioni che ci vogliono stare, può creare una coalizione moderata nei contenuti, radicale nel portarli avanti senza sconti a nessuno e con grande senso di legalità nell’amministrazione della cosa pubblica.

Noi ci rivolgiamo a tutti gli elettori. Siamo presenti dal nord al sud. Sappiamo quanti leghisti insoddisfatti del modo di fare berlusconiano ci sono a Milano e quanti cittadini napoletani insoddisfatti, che cercano un’altra Napoli più a misura d’uomo. In questa situazione noi rivolgiamo un appello: costruiamo una “tripletta” che rivoluzioni la politica nel nostro Paese.

Al ballottaggio, tra 15 giorni, mandiamo a governare Napoli e Milano persone di primissima qualità e dalle mani pulite. Il 12 e il 13 giugno partecipiamo in massa ai referendum e dimostriamo che le priorità programmatiche di questo Paese non solo le leggine berlusconiane a uso e consumo proprio ma sono l’occupazione, il lavoro, la tutela della salute, dell’ambiente e del territorio. Dopo questa tripletta potremo finalmente mandare nel dormitorio il governo piduista che finora ci ha governato.

Anche dopo queste elezioni Berlusconi non si dimetterà. Non si dimetterà mai: si è messo a fare politica perché gli restava solo una scelta: quella tra Montecitorio e san Vittore. Dobbiamo mandarlo a casa noi. Anche noi vogliamo un’alternativa, un’alternanza fra i partiti riformisti e le destre, ma ripulite dai modelli piduisti che usano le istituzioni per farsi gli affari propri. Questa è una anomalia italiana che forse è arrivata al termine e questo, lo dico con orgoglio, è stato possibile grazie all’opposizione dell’Italia dei Valori, alla nostra determinazione nel restare all’interno di una coalizione senza cercare solo un voto di protesta e grazie a un’identità programmatica che altri non hanno avuto ma che noi, con i due milioni e passa di firme raccolte per i referendum abbiamo invece dimostrato di avere.

Oggi sentiamo la responsabilità e l’orgoglio di poter dire: noi siamo pronti ad amministrare le città e il Paese, con maggiore trasparenza e con maggiore competenza.

Con Bersani e Vendola ci stiamo sentendo continuamente. C’è un’alternativa possibile: a noi, Pd-Idv-Sel, la responsabilità di costruirla, senza chiudere agli altri partiti purché escano dall’ambiguità dello stare con un piede a destra e uno a sinistra. Si costruisca questa coalizione, basata su un programma forte e chiaro e sulla credibilità delle persone. A Napoli sta vincendo de Magistris e sta vincendo l’Idv proprio per la credibilità della nostra azione politica e della nostra classe dirigente.

 (http://puntofermo.livejournal.com/ 17 maggio 2011. martedi fermopunto@tiscali.it)

 

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editoriale

BERSANI IN SELLA. E AGLI ALTRI DICE: QUI STA CAMBIANDO IL VENTO

® Con i primi risultati, Bersani telefona a Fassino per complimentarsi. In conferenza stampa afferma: qui sta cambiando il vento, vinciamo noi. Berlusconi per il momento tace (e anche la Lega non si fa sentire) ma Quagliarello del Pdl Verdini ammette: a Milano è stata una sorpresa, il premier e Bossi erano convinti di vincere al primo turno. «Chiedo alla Lega di fare una riflessione. Perché se si perde, c'è qualcosa che non gira e segnalo che si apre un'incrinatura fra centrodestra e il suo elettorato di riferimento che porta a una crisi Pdl-Lega», osserva Bersani nella conferenza stampa nella sede del Pd a Roma.

Pier Luigi Bersani manda un messaggio ai candidati 'grillini' che hanno corso con la lista Cinque Stelle in molte città di Italia: «Non si può stare nell'infanzia per sempre. Se si diventa forza politica bisogna tirare le somme e decidere. Ci rivolgeremo a loro in modo amichevole e rigoroso, ci interessa la loro opinione, soprattutto quella dei giovani. Ma sia chiaro: possiamo migliorarci, ma non siamo uguali agli altri».

«I dati che ci arrivano segnalano significativamente che vinciamo noi e perdono loro. C'è un'inversione di tendenza un po' ovunque con un vento del nord contro il globo Pdl-Lega. La sfida lanciata da Berlusconi si è rivelata un boomerang».

(http://puntofermo.livejournal.com/ 17 maggio 2011. martedi  fermopunto@tiscali.it)

 

 

REFERENDUM SUL NUCLEARE IN SARDEGNA, CONTRARI AL 97,14%

® Al referendum consultivo regionale sul nucleare in Sardegna, i SÌ, che manifestano la contrarietà alle centrali, raggiungono il 97,14%, mentre i NO si fermano al 2,85%. Le percentuali sono riferite a 1808 sezioni scrutinate sulle 1820 complessive, in base alle comunicazioni pervenute dai Comuni direttamente al Servizio elettorale della Direzione generale della Presidenza della Regione. Il dato definitivo sarà comunicato probabilmente solo domani perché 12 sezioni hanno avuto problemi nella comunicazione telematica dei dati. Il risultato, comunque, è ormai acquisito.

In tutte le otto province della Sardegna gli elettori hanno espresso la loro netta contrarietà all'installazione nell'isola di centrali nucleari e di siti per lo stoccaggio di scorie radioattive. Le operazioni di spoglio sono state completate nel Cagliaritano, dove i SÌ - che manifestano la contrarietà - hanno raggiunto il 96,66%, nell'Oristanese il 98,17%, nel Medio Campidano il 97,77%, nella provincia di Carbonia-Iglesias il 95,89%, a Olbia-Tempio il 96,39%. Nelle altre province i dati, invece, sono pervenuti parzialmente dai Comuni al Servizio elettorale della Direzione generale della Presidenza della Regione. In particolare nel Nuorese il SÌ ha ottenuto il 97,78% in 177 sezioni scrutinate su 183, nel Sassarese il 97,82% (377 sezioni su 381), in Ogliastra il 97,60% (65 sezioni su 67). Le percentuali si riferiscono alle 1.808 sezioni scrutinate sulle 1.820 totali.

(http://puntofermo.livejournal.com/ 17 maggio 2011. martedi  fermopunto@tiscali.it)

 

         

 

 

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UN VECCHIO DETTO

CHI ROMPE PAGA E I COCCI SONO SUOI

ORA

CHI VOTA VOTA E I COCCI SONO DI TUTTI

COMUNQUE

FATE IN TEMPO SINO ALLE 15

PER NON ANDARE A VOTARE

ANTONIO LA TRIPPA

E I SUOI DATORI DI LAVORO

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LUNEDI  16   MAGGIO 2011

Questi appunti sono scritti dall’altra parte, controcorrente, con una autonomia di pensiero, contro le lobby, contro i clan, contro i carrieristi-professionisti della politica, contro le nomenklature, contro i dogmi, contro le logge. “Puntofermo” odia la retorica, il populismo, le messe cantate, le liturgie e le autoassoluzioni, si nutre di contemporaneità, di curiosità, di pragmatico radicalismo. E’ moderno e arcaico. In questo sito c'è posto per tutti

e per tutte le posizioni

 

OGNI DOMENICA SU PUNTOFERMO C’E la nostra rubrica DI POLITICA INTERNAZIONALE. per aggiornamenti quotidiani di politica estera cliccate: WWW.ALTRENOTIZIE.ORG

 

 

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"Oggi la satira non c'è, c'è la barzelletta, lo sghignazzo più triviale, ma la differenza tra l'ironia e lo sfottò è fortissima, una impone l'eleganza, l'altro è becero e razzista".

Dario Fo

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nota d’apertura

 

 

Filosofi e donne

 

di Lelio La Porta

 

® La tesi secondo la quale, nei rapporti fra i filosofi e le donne, i primi agiscano sulle seconde sulla base di una prospettiva di dominio è invero suggestiva e trova la sua origine nel pensiero della teologia della liberazione, in generale, e in quello del filosofo Enrique Dussel, in modo particolare. E’ questo il cardine intorno al quale ruota il lavoro di Antonino Infranca I filosofi e le donne (manifestolibri, Roma 2010, pp. 143, € 18,00). Forse, dopo aver affrontato la lettura, ci si rende conto che sarebbe stato più appropriato limitare, anche nel titolo, il campo dell’indagine ad alcuni filosofi e alle loro donne. Infatti l’autore prende in considerazione quattro coppie famose della storia della filosofia e ne analizza i rapporti muovendosi in continuazione fra livello teoretico e livello sentimentale. Le coppie sono formate da Abelardo ed Eloisa, Georg Lukács e Irma Seidler, Martin Heidegger e Hannah Arendt, Jean-Paul Sartre e Simone De Beauvoir.

Nel racconto delle parole d’amore che queste coppie si sono scambiate, l’autore rinviene analogie e differenze ma anche un filo che collega fra loro queste vicende, le rende omogenee: da queste storie si possono leggere i sistemi dei quattro filosofi presi in considerazione e il valore di tali sistemi “perché la filosofia non è un mero strumento di pensiero, ma è anche un sistema di dominio e di potere”.

Analizzando separatamente il pensiero di Abelardo e quello di Eloisa, il pensiero di Heidegger e quello della Arendt, le sollecitazioni che Lukács ricevette dalla prima moglie Yelena Grabenko e dalla seconda Gertrud Bortstieber -piuttosto che il rapporto patologico con Irma Seidler- sarebbe stato possibile costruire un percorso narrativo, come lo definisce lo stesso Infranca, che non avrebbe rinvenuto nella libertà assoluta di Sartre-De Beauvoir la soluzione al presunto nesso di sottomissione della donna all’uomo nella realizzazione di un sistema filosofico. Ci si vuol chiedere quanto un rapporto d’amore pesi sull’attività del pensiero, sull’attività politica e pubblica, quanto ne indichi le coordinate e fino a che punto agisca da elemento di stimolo.

Nel tentativo di proporre una risposta, balza agli occhi la relazione fra Gramsci e la moglie Giulia Schucht. Si obietterà che il primo non fu filosofo e la seconda non diventò una pietra miliare del pensiero filosofico novecentesco. Pur accogliendo parzialmente l’obiezione, si ricorderà che Gramsci scrisse, in una famosa lettera del periodo precarcerario, che senza l’incontro con Giulia non avrebbe mai compreso il significato della lotta e del pensiero vissuto avendo come oggetto la trasformazione del mondo: e questo, credo, ne fa un filosofo, precisamente quel filosofo democratico di cui scrive nei Quaderni, traduttore nella lingua del Novecento della marxiana filosofia della prassi.

L’amore di Antonio per Giulia, così tipologicamente legato ad un’esperienza di vita tesa alla trasformazione del mondo, è esempio vivente di una fedeltà che abbatte  le inferriate della cella carceraria e si proietta all’esterno, diventa incontro di anime altrimenti condannate alla solitudine e alla separazione, dà corpo ad un microcosmo di sentimenti che è la cellula originaria di quel macrocosmo di rapporti interpersonali in cui si trovano a convivere ansie e preoccupazioni per il “particulare” con stimoli a costruire quel marxiano “sogno di una cosa” a cui non è dato rinunciare, né ora né mai. Senza un’appassionata presenza femminile poco sarebbe possibile all’uomo: “Non posso dire alla gente: voi mi fraintendete, non sapete che cosa si nasconde in verità nel mio cuore. Sarebbe semplicemente ridicolo”.

Ha ragione Infranca quando afferma, citando la De Beauvoir che a sua volta cita Marx, che il suo è un libro marxista in quanto il rapporto dell’uomo all’uomo “è il rapporto dell’uomo alla donna” (p. 15). Ma la meraviglia della filosofia sta nel fatto che essa crea il rapporto proprio a partire dal femminile, come Diotima per Socrate, come Giulia per Antonio: la donna che, liberando se stessa, libera anche l’uomo con cui con-divide la vita.

Il rapporto di genere viene affrontato, nel libro, “sub specie aeternitatis”, a partire dalla consapevolezza che, seppure l’uomo propende al dominio e fa della parola uno strumento con cui, appunto, domina e costruisce un sistema di pensiero, dietro ogni sua appropriazione, o presunta tale, si nasconde l’affrancamento da parte della donna, il suo essere-proprio-così-com’è nel ribaltamento dei ruoli e nell’assunzione della sua particolarità. In questo senso, il tema del lavoro di Infranca sembra essere più la bellezza che la filosofia, quella bellezza che spinozianamente si presenta come letizia, come “amor Dei intellectualis”, ricomposizione del rapporto in un’armonia che è non tanto nel pensiero, quanto nella natura e in quel suo presentarsi come riappropriazione dell’umanità dell’uomo e della femminilità della donna.

Nelle quattro coppie intorno a cui discute Infranca sono presenti forme categorialmente diverse del dominio maschile: la volontà, l’opera, il riconoscimento, l’individuo. Il nesso hegeliano fra forma e contenuto in cui il rapporto uomo-donna si realizza diventa strumentale rispetto alle quattro categorizzazioni proposte nel volume e soggiace ad una volontà di potenza al maschile che, però, le stesse vicende narrate mettono in discussione. Quella simpatia, che Infranca traduce in modi diversi (p. 83), sembrerebbe non diventare mai con-divisione, perfetta corrispondenza del concavo con il convesso, sostanziale riempimento di quel vuoto esistenziale a cui è riuscito a sopravvivere soltanto Spinoza, ritrovandosi il suo sodale nel pensiero di un paio di secoli dopo, cioè Nietzsche, in piena pazzia a causa della sua solitudine. Con-dividere vuol dire che ciò che apparentemente il genere divide si ricompone in unità attraverso il recupero di quell’altro da sé che è già parte della totalità del sé. Insomma, il “cane morto” Hegel è il vero convitato di pietra del libro di Infranca, il suo assoluto protagonista, quello Hegel che scrive: “Unificazione vera, amore vero e proprio, ha luogo solo fra viventi che sono uguali in potenza, e che quindi sono viventi l’uno per l’altro nel modo più completo, e per nessun lato l’uno è morto rispetto all’altro”.

Il libro di Infranca spinge ad una conclusione che soltanto in apparenza sembra contrastare con i suoi presupposti: le quattro donne rappresentate sono “eccezionali”, nel senso kierkegaardiano del termine, proprio perché forniscono il loro decisivo contributo alla realizzazione della posizione dei filosofi con cui costruiscono un rapporto di con-divisione; non ne subiscono il fascino teoretico, il dominio del pensiero, ma donano a quel pensiero ciò che esso, privato del loro contributo, non avrebbe mai potuto avere: la bellezza.

(http://puntofermo.livejournal.com/ 16 maggio 2011. lunedi  fermopunto@tiscali.it)

 

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"La satira è lo specchio che determina il rovesciamento dell'ovvio e del banale mette per così dire il re in mutande, ne evidenzia l'ipocrisia, oggi invece tutto è affidato alla barzelletta, al sarcasmo verso i più deboli, i sofferenti quelli che nella vita non hanno avuto fortuna. E oggi la politica si basa sulla menzogna, sull'ipocrisia, sulla trappola, dove l'altro è il nemico.
Siamo tutti in grande attesa. Auspichiamo una qualche forma di capovolgimento, che se non arriverà ci farà tornare nelle grotte. Stiamo cercando tutti di non farci cancellare. Il problema oggi  è vivere o sopravvivere".

Dario Fo

 

“Ogni vera storia è storia contemporanea”

Benedetto Croce

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editoriale

PER TORNARE ALLA VERITA’ UN FILM SULLA MACELLERIA DEL G8 DI GENOVA

® Diaz, il film sui sanguinosi fatti del G8 di Genova del 2001, finalmente si farà. Il produttore Domenico Procacci della Fandango, che insegue il progetto da molto tempo, ha chiuso a Cannes gli accordi internazionali e realizzerà il film con un budget di 10 milioni di dollari con i francesi di Le Pacte (gli stessi con cui ha prodotto Habemus Papam di Moretti) e i romeni di Mandragora. Daniele Vicari comincera' le riprese a Genova a giugno.
Il cast, per raccontare l'assalto alla Diaz, la notte di repressione con la triste 'macelleria messicana' come la defini' il vicequestore Fournier al processo sui fatti del G8 di Genova, e' internazionale cosi' come multilinguistico sara' il film. Sono annunciati Elio Germano, Claudio Santamaria, Pippo Del Bono tra i protagonisti con la tedesca Jennifer Ulrich e la romena Monica Barladeanu.
 (http://puntofermo.livejournal.com/ 16 maggio 2011. lunedi  fermopunto@tiscali.it)

                                                

 

 

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OGGI E DOMANI

PER CHI CI CREDE

C’E’ IL VOTA ANTONIO LA TRIPPA

CHE ERA IL CANDIDATO N. 47

I FEDELI  DOVREBBERO ESSERE 13 MILIONI.

GLI EVENTUALI BALLOTTAGGI

SI TERRANNO DOMENICA E LUNEDI' 29 E 30 MAGGIO.

NELLE REGIONI A STATUTO ORDINARIO

SI VOTA PER 9 PROVINCE (VERCELLI, MANTOVA, PAVIA, TREVISO, RAVENNA, LUCCA, MACERATA, CAMPOBASSO, REGGIO CALABRIA) E PER 1.177 MUNICIPI, DI CUI 23 CAPOLUOGHI DI PROVINCIA.

AL VOTO ANCHE IN FRIULI VENEZIA GIULIA, PER LE PROVINCE DI GORIZIA E TRIESTE E PER 40 COMUNI, DI CUI 2 CAPOLUOGO.

IN SARDEGNA VOTO IN 97 COMUNI (5 CAPOLUOGO),

MENTRE IN VALLE D'AOSTA IN UN SOLO COMUNE.

BUON VOTO A TUTTI

POI NEL DAY AFTER

NON VI INCAZZATE

SE VI HANNO TROMBATO

 

PUNTOFERMO

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DOMENICA  15   MAGGIO 2011

Questi appunti sono scritti dall’altra parte, controcorrente, con una autonomia di pensiero, contro le lobby, contro i clan, contro i carrieristi-professionisti della politica, contro le nomenklature, contro i dogmi, contro le logge. “Puntofermo” odia la retorica, il populismo, le messe cantate, le liturgie e le autoassoluzioni, si nutre di contemporaneità, di curiosità, di pragmatico radicalismo. E’ moderno e arcaico. In questo sito c'è posto per tutti

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“Parli come badi!”

Totò

 

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nota d’apertura

 

Ex, voto

 

di Carlo Benedetti

 

@ Mi riferisco al voto per le elezioni e non al voto di stampo religioso. Perché la locuzione latina “Ex voto”, tradotta alla lettera, sta a significare il seguito di un voto e cioè di un oggetto che è stato dato ad una divinità.

L'espressione completa, comunque,  è "Ex voto suscepto", cioè per voto fatto: questa pratica, comune, in differenti forme, a molte religioni, è un impegno che il credente assume nei confronti della divinità purché la stessa ne esaudisca le richieste, ovvero un ringraziamento per una grazia ricevuta.

Qui invece mi riferisco al voto come ex gesto di adesione e/o partecipazione. Il voto elettorale, per intenderci. E qui casca l’asino. Perché oggi come oggi il voto – l’andare a votare – avviene non tanto per convinzione ideologica (visto che le ideologie sono state gettate nella discarica della storia) quanto per una sorta di imposizione mediatica, una sorta di tormentone…

E allora ecco che ci si mette in fila non tanto per cercare il migliore o il più competente… Ma per sostenere l’amico dell’amico, la persona che può aiutarti nella scalata sociale, il costruttore che può favorirti nella assegnazione di una casa, il maneggione che una volta al potere può aiutarti in tutto. Uno scambio, quindi.

Ed ecco che per comprendere tutto questo giro sporco di interessi sarà bene ricorrere a quel filosofo che si chiamava Totò. Ricordate la scena del suo comizio elettorale a Roccasecca nel film di Sergio Corbucci del 1963 “Gli onorevoli”?

Totò era Antonio La Trippa, Peppino De Filippo  (candidato M.S.I.), Gino Cervi (senatore P.L.I.), Walter Chiari (regista TV), Franca Valeri (candidata D.C.), Franco Fabrizi (Robin il trafficone), Aroldo Tieri  (Fallopponi intellettuale P.C.I.), Riccardo Billi (il portiere), Luciano Salce (un invitato), Memmo Carotenuto (il benzinaio), Stelvio Rosi (il biondino), Anna Campori (signora La Trippa), Linda Sini (moglie del senatore), Carlo Lombardi (presidente del P.N.R.), Fiorenzo Fiorentini (propagandista), Agostino Salvietti (maggiordomo), Mario De Simone (propagandista), Franco Giacobini (De Angelis), Carlo Pisacane (un cittadino di Roccasecca).

Il film narrava del periodo elettorale con i  rappresentanti dei vari partiti che ricorrevano a tutti i mezzi per sensibilizzare il cittadino a votare per loro. Tra questi Antonio che partecipa al gioco elettorale come rappresentante del partito nazionale della restaurazione, e che non esita di svegliare all'alba i suoi coinquilini urlando dalla finestra con il megafono e gli slogan.

Il film si dipana tra situazioni grottesche e paradossali come la partecipazione a "Tribuna politica" del missino Mollica con rossetto e parrucca bionda che cacciato dalla trasmissione finisce tra le girls di un balletto.

Il film sembrò allora una satira molto superficiale, ma talora divertente e perfino amara e grottesca, sulle elezioni e sulla nuova società italiana… Andiamolo a “rileggere” ora. Scopriremo le analogie con il presente.

Ecco è questo l’ex-voto al quale mi riferisco. Perché i voti di oggi non sono “ex”, ma sono cambiali in bianco…

(http://puntofermo.livejournal.com/ 15 maggio 2011. domenica  fermopunto@tiscali.it)

 

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“Tutti i giorni lavoro, onestamente, per frodare la legge”

Totò

 

“Quello che ho detto ho detto. E qui lo nego”

Toto

 

“…Noi applichiamo il do ut des… Io ti do tre voti a te e tu mi dai tre appalti a me…”

 

Toto

 

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editoriale

PER LA CHIESA E L’INTERA SOCIETA’ ANCORA UNA VOLTA UNA TRAGICA VICENDA. ACCADE A GENOVA…

@ Il presidente della Cei e arcivescovo di Genova, cardinale Angelo Bagnasco, si è recato a celebrare messa proprio nella chiesa di Santo Spirito, il cui parroco don Riccardo Seppia è stato arrestato dai carabinieri del Nas di Milano per violenza sessuale su minore, ma anche per cessione di sostanze stupefacenti.

Nell'omelia davanti alla congregazione della chiesa del quartiere genovese di Sestri Ponente, Bagnasco ha fatto parte del suo "sgomento e dolore".

"Come da un fulmine a ciel sereno - ha affermato Bagnasco - siamo stati colpiti da quanto è accaduto ieri. Oggi - ha proseguito l'arcivescovo del capoluogo ligure - non è solo questa comunità ad essere ferita ma l'intera Chiesa di Genova. Mentre rinnoviamo la piena fiducia nella giustizia e nel suo compito di appurare la verità certa delle cose, sono venuto a condividere lo sgomento e il dolore del cuore - ha spiegato il cardinale - insieme alla vergogna e alla totale disapprovazione se le gravi accuse risultassero confermate. Così pure - ha aggiunto - vengo per esprimere la completa vicinanza a quanti, eventualmente, fossero stati colpiti e offesi da comportamenti indegni, perseguibili e ingiustificabili per chiunque ma tanto più per un sacerdote. La Santa Messa di questa sera è per voi - ha detto Bagnasco - per le vostre intenzioni, per le vostre famiglie, per quanti fossero stati coinvolti dolorosamente, perché la tristezza dello scandalo sia presto sanata e la comunità cristiana dello 'Spirito Santo' riprenda il suo cammino con fede e serenità per tutti, piccoli e grandi.

"Il provvedimento canonico preso a carico di don Riccardo è necessario - ha sottolineato l'arcivescovo di Genova - seppure in modo cautelativo, in attesa dell'accertamento delle cose ma ha anche lo scopo - ha concluso Bagnasco - di favorire comunque la revisione e la preghiera al fine di una profonda conversione del cuore e della vita".

(http://puntofermo.livejournal.com/ 15 maggio 2011. domenica  fermopunto@tiscali.it)

 

cro/fermana

Questo è uno spazio curato dalla nostra redazione che opera nel territorio fermano, nelle Marche.

Il titolo cro/fermana sta a significare "cronaca fermana".

Riporteremo qui notizie e commenti

relativi all'area delle valli del Tenna, dell'Aso e dell'Ete

 

A FERMO ALMENO VOTATE PER CHI E’ VERGINE DI CAMPAGNA ELETTORALE…

@ FERMO. E’ vero che oggi non si può fare campagna elettorale. Nel senso cioè che non si può chiedere il voto. Bisogna fare come quei preti che in occasioni come queste dicevano dall’altare: andate e votate cristiano. Con una chiara allusione a quel partito che si chiamava della Democrazia Cristiana…

Noi invece ci limitiamo a dire che non bisogna votare (almeno) per chi nelle passate elezioni si presentò ai blocchi partenza… Quindi diamolo forte: non votate i ripetenti. Sarà questo un modo minimo per impedire danni ulteriori in questa nuova carambola….

(http://puntofermo.livejournal.com/ 15 maggio 2011. domenica  fermopunto@tiscali.it)

 

internazionale

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RUSSIA

 

L’ORGANIZZAZIONE DI SHANGAI

 

@ MOSCA. Ad Alma Ata i ministri degli esteri dell’Organizzazione di Shangai hanno concordato che al prossimo vertice del Decennale all’Afghanistan potrebbe essere concesso la stato di paese osservatore.

Nella fitta agenda dei lavori i ministri degli esteri dei paesi membri hanno affrontato per l’appunto il tema dell’adesione di nuovi stati.

In passato in merito non esistevano delle norme precise. Soltanto nel 2010, quando si parlò del possibile ingresso dell’Iran fu deciso di non accettare la candidatura di quei paesi sottoposti a sanzioni del Consiglio di sicurezza.

A Teheran fu detto chiaramente che prima sarebbe stato indispensabile appianare tutte le divergenze esistenti sul nucleare. Sembra che il segnale sia stato recepito come è vero che alla vigilia dell’incontro di Alma Ata l’Iran ha annunciato di voler riavviare il dialogo sul nucleare.

Sull’argomento cosi’ si e’ espresso il ministro degli esteri russo Serghej Lavrov :

Vi e’ tutto un gruppo di paesi che vorrebbero aderire all’Organizzazione, altri vorrebbero partecipare ai lavori in qualita’ di osservatori o di partner del dialogo.

 Queste richieste vengono esaminate e al vertice del 15 giugno i presidenti si pronunceranno sul documento preparato  dagli esperti e dai ministri degli esteri.

Di maggiore prospettiva sono le candidature di India e Pakistan. La loro adesione potrebbe dare slancio alla lotta alla droga in quanto per questi paesi corre la strada meridionale dell’eroina afghana.

E’ inoltre evidente- aggiunge Lavrov - che la presenza dell’Afghanistan darebbe maggiore concretezza a questa lotta:

All’attività di contrasto al traffico degli stupefacenti  coinvolgiamo sempre di piu’ i colleghi afghani che in  questo momento godono dello stato di paese invitato.

Al vertice di giugno sarà esaminata la Dichiarazione di Astana del Decennale.

(http://puntofermo.livejournal.com/ 15 maggio 2011. domenica  fermopunto@tiscali.it)

 

 

 

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